Secondo i dati delle Nazioni Unite, entro il 2030 la Terra sarà abitata da circa 8,5 miliardi di persone. Un aumento rispetto al 2015 del 15,7 per cento. È evidente come questa crescita demografica eserciterà una forte pressione in ambito sociale ed economico. Si pensi, ad esempio, al settore agricolo, che dovrà trovare gli strumenti adatti per garantire livelli di produzione adeguati alla domanda globale. La tecnologia si sta in realtà già muovendo per aiutare questo mercato, decisamente importante soprattutto nel nostro Paese, con l’introduzione di soluzioni a supporto di tutte le fasi del ciclo di vita dei prodotti agricoli. Soluzioni che, in gran parte, ricadono nel variegato mondo dell’Internet delle cose: sensoristica sul campo, raccolta ed elaborazione di dati in locale o sul cloud, applicazioni di Business Intelligence per delineare le strategie aziendali e così via. È ovvio che l’implementazione su larga scala di tecnologie per quella che viene definita smart agriculture debba trovare una piattaforma comune di “appoggio” a livello di rete.

Ecco quindi venire in aiuto l’evoluzione dei network verso lo standard 5G, ormai prossimo al rollout nei principali Paesi del mondo. Il passaggio dal 4G alle reti di quinta generazione sarà fondamentale per diversi aspetti, fra cui maggiore velocità di banda, supporto per una più alta densità di connessioni e minore latenza. Non verrà così impattata positivamente solo la trasmissione di dati dall’edge al centro della rete, ma sarà possibile utilizzare sul campo dispositivi e strumenti che assisteranno gli agricoltori nelle operazioni di precision farming.

Come ad esempio i droni, che permettono di personalizzare e di mirare gli interventi sulle colture in base alle informazioni rilevate da migliaia (o milioni) di sensori distribuiti su campi, alberi e piantagioni. Ma non solo. Si pensi anche a uno degli strumenti più utilizzati nelle zone rurali, vale a dire i trattori: se fossero equipaggiati con soluzioni avanzate di connettività potrebbero trasmettere in tempo reale agli operatori i dati raccolti durante il lavoro. Per arrivare, progressivamente, alla guida autonoma con livelli di sicurezza elevati garantiti dall’elaborazione live in cloud delle informazioni.

“La robotica e i sistemi autonomi sono destinati a trasformare molti mercati”, si legge in un documento pubblicato pochi mesi fa dall’ente britannico Uk-Ras Network, creato nel 2015 con lo scopo di accelerare la ricerca scientifica in questo settore. “Si tratta di tecnologie che avranno un impatto maggiore soprattutto in segmenti dell’economia caratterizzati da una produttività relativamente bassa, come l’agrifood”.

Due fra i pilastri indicati dall’Uk-Ras sono proprio l’impiego di robot sul campo per assistere i lavoratori, soprattutto nei compiti più pesanti, e l’integrazione di sistemi autonomi nelle apparecchiature agricole più comuni, come i trattori. Un’automazione che, però, prenderà definitivamente forma solo quando il 5G diventerà realtà, abilitando collegamenti mobili ultrabroadband stabili di nuova generazione fra veicoli connessi e autonomi, anche in aree isolate e su grandi distanze. Basti pensare, giusto per fare un esempio, alla logistica: l’IoT permette l’utilizzo di sensori basati su Gps, Rfid, LTE, NB IoT, Cat.M1 e altre tecnologie per controllare con estrema efficacia la movimentazione e lo stoccaggio dei prodotti. La supply chain potrà così risentirne in modo ampiamente positivo.

La sfida che oggi l’industria deve affrontare è essenzialmente una: sviluppare architetture e soluzioni capaci di supportare l’interoperabilità di numerosi oggetti connessi eterogenei fra loro, contenendo il più possibile i costi e garantendo le migliori prestazioni possibili. La tecnologia in grado di abilitare questa trasformazione è, in questo momento, il Narrowband IoT (Nb-IoT), fondamentale per l’effettiva implementazione del 5G.

Un protocollo al centro dei piani di sviluppo anche di un colosso del calibro di Qualcomm, che permetterà di far comunicare tra loro dispositivi finora non connessi alla rete: dai contatori intelligenti per l’efficientamento dei sistemi idrici, ai sensori posizionati sotto le strade per regolare i semafori o segnalare i parcheggi liberi, fino ai cassonetti dell’immondizia smart. Un ecosistema di questo genere distribuito su larga scala porterà benefici evidenti non solo in campo agricolo, ma in numerosi settori della società e dell’economia globale.