“Siamo ormai un’azienda sola e vogliamo che pensiate a noi in questi termini”. Michael Dell ha ribadito più volte il concetto nel corso della convention di Austin che celebra la nuova vita della società. La fusione fra Dell e Emc, oggi Dell Technologies, significa non solo integrazione societaria ma di offerta, proprietà intellettuale, risorse umane, competenze. Nell’edizione del Dell World (quest’anno, Dell Emc World) più grande di sempre, con ottomila partecipanti registrati e giunti nella città texana da 27 nazioni, si è parlato di tantissime cose, legate da un filo conduttore: il concetto di trasformazione. Un concetto citato un po’ da tutti gli executive alternatisi sul palco. “Un anno fa avevamo appena annunciato il progetto di combinare Dell e Emc. E oggi siamo la più grande società tecnologica al mondo”, ha esordito l’amministratore delegato. “Si trattava di diventare grandi o di andare a casa. Beh, nessuno è andato a casa”.

Parlando di trasformazione, Dell ha sottolineato che “quando ho iniziato, più di trent’anni fa, nessuno poteva immaginare dove saremmo arrivati oggi nel processo di democratizzazione delle informazioni, nel modo in cui comunichiamo, prendiamo decisioni, nel mono in cui interagiamo con il mondo. Se crediamo nella tecnologia possiamo amplificare e rendere possibile il progresso umano. Ma mi rendo conto che siamo appena all’inizio”.

Due numeri descrivono questo percorso verso il futuro: gli otto miliardi di oggetti connessi attuali diventeranno 200 miliardi nel 2013. “Utilizzare queste informazioni create in tempo reale è la grande opportunità della nostra generazione e, forse, della storia. Soddisfare questa opportunità è la nostra sfida tecnologica”, ha affermato Dell. Le rapide innovazioni nel campo dell’Internet of Things, della realtà virtuale, dell’intelligenza artificiale permettono di definire il nostro tempo come “l’alba di una nuova era, un’alba digitale”. È anche vero che di fronte al cambiamento tecnologico molte aziende si sentono disorientate: un’indagine di Dell eseguita su quattromila executive racconta che il 45% delle organizzazioni teme di poter diventare obsoleta entro cinque anni, mentre il 48% non ha idea di come sarà il proprio settore di mercato fra tre anni e il 78% considera le startup digitali come una minaccia.

In questo mondo travolto dal cambiamento, Dell Technologies è convinta di avere molto da dire: i server, lo storage primario e i sistemi di data protection, d’altra parte, sono gli strumenti irrinunciabili per governare i sempre più grandi Big Data. Senza certo peccare di falsa modestia, Michael Dell ha rimarcato come il matrimonio con Emc e con le aziende della federazione (Vmware per la virtualizzazione, Pivotal per gli analytics, Rsa per la sicurezza) abbia permesso a Dell Technologies di diventare il primo player in molti segmenti di mercato, a partire dai server (con il sorpasso storico di Hpe) e proseguendo nello storage e nei sistemi iperconvergenti. “Siamo leader in venti quadranti Magici di Gartner, abbiamo oltre ventimila brevetti registrati o in approvazione e ogni anno spendiamo circa 4,5 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo, cioè quasi doppio del nostro concorrente più vicino”, ha aggiunto il Ceo.

Ma quale sarà la strategia per il futuro, ora che la fusione è stata metabolizzata? “Amiamo il fatto di essere un’azienda a capitale privato. Questo ci permette di focalizzarci sul nostro successo di lungo termine, misurabile in decenni”, ha precisato Michael Dell, spiegando come si procederà verso una sempre maggiore integrazione e verso un “allineamento” delle offerte a marchio Dell, Dell Emc, Pivotal, Rsa, Vmware, Secureworks, Virtustream. “In sintesi, vogliamo essere il fornitore di fiducia dell’infrastruttura fondamentale per la prossima rivoluzione industriale”, ha riassunto l’amministratore delegato.

Il focus sull’infrastruttura emerge chiaramente da alcuni degli annunci di prodotto giunti dal Texas. Uno è l’allargamento dell’offerta di sistemi iperconvergenti VxRail, ottimizzati per gli ambienti Vmware: esordiscono nuove configurazioni basate su server PowerEdge e sui più recenti processori Intel Broadwell.  Presentato sul palco da David Goulden, già numero uno di Emc Information Infrastructure e oggi presidente di Dell Emc, questo “data center in-a-box” si rivolge anche alle medie aziende, proponendo un costo di partenza di 45.000 dollari e contenendo al suo interno tutto ciò che serve per operare: calcolo, storage, backup integrato, software Vmware vSphere e vSan. “Molti di voi potrebbero gestire l’intera azienda con un sistema come questo”, ha sottolineato Goulden. Nei nuovi assetti con server PowerEdge il sistema guadagna un raddoppio di capacità di storage sui nodi all-flash e un 40% di prestazioni Cpu.

 

 

VxRack System ,1000 è, invece, un sistema iperconvergente inclusivo di networking e opzioni software-defined pensato per l’inserimento all’interno di data center di maggiori dimensioni. Nelle nuove configurazioni può utilizzare server PowerEdge R630 e R730xd, ottenendo da essi un incremento di memoria (il 2,5 di capacità flash in più rispetto ad analoghi modelli della precedente generazione) e di prestazioni di calcolo (+40%), a parità di dimensioni e di costo.

Nel presente e nel futuro di Dell Technologies c’è posto anche per i Pc. In controtendenza rispetto ad alcuni concorrenti e al mercato in generale, le vendite a volume e il giro d’affari della divisione Client Solutions, guidata da Jeff Clarke, hanno continuato a crescere per 15 trimestri consecutivi. “I tablet sono un ottimo companion device, ma per la produttività si continua a scegliere i personal computer”, ha sottolineato Clarke, mentre Michael Dell ha voluto rimarcare che “il business dei Pc resta al centro della nostra missione e della nostra strategia”. Quello che invece alla società proprio non è interessa è tentare avventure azzardate in mercati già affollati, come quello degli smartphone. Alla domanda di un giornalista su un eventuale futuro allargamento al business dei dispositivi mobili, Michael Dell risponde sorridendo e senza esitazioni: “No. E la ragione è semplice: non credo che al mondo serva un’altra azienda produttrice di smartphone”.