Uber sta lavorando a un sistema di machine learning in grado di avvertire i conducenti circa le condizioni di ubriachezza di chi richiede un passaggio tramite l’applicazione mobile del servizio. Il brevetto, segnalato da Cnn, descrive un sistema in grado di imparare il comportamento abituale dell’utente e di scogere eventuali anomalie, come una digitazione incerta, un passo lento e disorientato o addirittura l’inclinazione con il quale è tenuto lo smartphone. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale permetterà quindi ai driver di decidere se accettare o rifiutare la chiamata o magari di reindirizzare la richiesta di passaggio ad autisti più esperti.

 

Evidente è il vantaggio che ne trarrebbero gli autisti, costretti troppo spesso ad accompagnare passeggeri ubriachi, che non solo non sono sempre attenti alla auto che li accolgono, ma talvolta si rivelano violenti nei confronti dei driver inermi. Grazie a questa nuova funzionalità, il conducente diventerebbe consapevole dello stato del passeggero, potendo così decidere se rifiutare o meno la richiesta.

 

D’altro canto sorgono non pochi dubbi, primo fra tutti l’uso che Uber farebbe di queste informazioni, visti i precedenti. É già capitato che l'azienda di San Francisco abbia affrontato scandali sull'uso dei dati: nel 2014 fu accusata di aver controllato gli spostamenti di clienti e conducenti tramite un software detto God View, mentre nel 2016 furono violati i dati di oltre 57 milioni di utenti, tra clienti e autisti.

 

Ma ci potrebbe anche essere il rischio di un uso distorto della nuova funzionalità dell’applicazione. Cnn riporta almeno 103 denunce a carico di driver di Uber per molestie sessuali e aggressioni ai danni di utenti, nella maggior parte dei casi ubriachi. Una tecnologia in grado di identificare lo stato di un potenziale passeggero esporrebbe i clienti più vulnerabili ad un pericolo maggiore, in quanto aumenterebbero le probabilità di essere affidati ai driver meno onesti. Uber però si difende e dichiara di “essere sempre alla ricerca di nuovi modi per migliorare l’esperienza di driver e clienti”, sottolineando che “non tutti i brevetti presentati si traducono necessariamente in nuovi prodotti o funzionalità”.