La marcia verso Ovest degli smartphone di Xiaomi, recentemente arrivata fino all'Italia, proseguirà fino a raggiungere il traguardo più lontano e ambizioso: gli Stati Uniti. La patria dell'iPhone (costruito in Cina, sì, ma americanissimo nell'orgoglio) diventerà presto il nuovo territorio di conquista per un marchio che altrove, nel mondo, sta già spopolando e che nel 2017 ha portato al 7% il proprio market share globale, piazzandosi quinta dopo Samsung, Apple, Huawei e Oppo.

 

Intervistato dal Wall Street Journal, l'amministratore delegato e fondatore della società di Pechino, Lei Jun, ha detto che entro la fine di quest'anno o al massimo durante i primi mesi del 2019 i telefoni a marchio Xiaomi saranno commercializzati negli Usa.

 

La pianificazione richiede tempo, ma l'azienda conta di fare il botto anche nell'ostico e patriottico mercato a stelle e strisce. “Speriamo di ottenere un successo immediato negli Usa e per ottenere questo ci servono tempo e una preparazione accurata”, ha dichiarato il Ceo. Non si tratterà di un debutto assoluto, perché attualmente il marchio è già presente nella distribuzione statunitense (e anche su Amazon Usa) attraverso prodotti vari: smartwatch e bracciali fitness, set-top box per televisori, webcam, elettrodomestici smart, cuffie e altro ancora.

 

Gli smartphone però sono un'altro paio di maniche, rappresentando una categoria di bene piuttosto costosa da produrre e non facile da introdurre in un mercato già affollato dalla concorrenza. Il sospetto con cui le società cinesi sono viste negli ambienti governativi (si ricordi l'ostracismo verso Zte e Huawei) potrebbe non aiutare, ma molto di più conteranno, nel bene e nel male, gli accordi che Xiaomi saprà o non saprà stringere con i carrier statunitensi. Nel frattempo, l'azienda si prepara a quotarsi in Borsa, probabilmente nel secondo semestre dell'anno e con una Ipo intorno ai 100 miliardi di dollari.