I dati di Facebook e Twitter ingolosiscono l’Fbi o, detto diversamente, l’ufficio federale vuol trovare un modo per sfruttare i social network come strumento d’indagine, senza però perdersi in un oceano di informazioni difficili da scandagliare. Secondo indiscrezioni del Wall Street Journal, il Federal Bureau of Investigation sta valutando diverse soluzioni di vendor specializzati nella raccolta e analisi di dati da piattaforme come Facebook, Twitter e altri social media. L’obiettivo è quello di poter sfruttare la tecnologia scelta per “identificare proattivamente e monitorare, per reazione, le minacce agli Stati Uniti e agli interessi dei Paese”.

 

I vendor di soluzioni coerenti con le richieste dell’Fbi avranno tempo per proporsi fino al 27 agosto. Stando alle indiscrezioni, l’Fbi desidera strumenti con cui poter ottenere “il completo profilo social delle persone di suo interesse e la loro affiliazione a organizzazioni e gruppi”. Potrà così tenere traccia delle persone sulla base del luogo in cui vivono o di funzioni di ricerca per parole chiave.

 

Prima di allarmarsi per la privacy violata, oltre a notare le ragioni di indagine e di tutela della sicurezza che giustificano le richieste dell’Fbi, è bene osservare che l’ufficio investigazioni sta cercando uno strumento che raccolga e filtri dati già pubblicamente disponibili sui social: informazioni anagrafiche, contatti, iscrizioni a pagine e gruppi, fotografie e via dicendo. A meno di non voler immaginare complotti o attività sottobanco, non si configurano violazioni di privacy. 

 

Ma è anche vero che spesso ci si muove sul filo di lana. Nel mese di luglio si è scoperto che l’Fbi e l’Immigration and Customs Enforcement attingevano a piene mani da archivi del Department of Motor Vehicles. Di certo sarebbe un controsenso se, ora che Facebook è stata multata dalla  Federal Trade Commission per 5 miliardi di dollari sul caso di Cambridge Analytica, si scoprisse che un ente federale valica i limiti della privacy sfruttando proprio quei social network già giustamente bacchettati dallo Stato. La Ftc è inoltre nella lista delle autorità statali firmatarie di una richiesta di chiarimenti su Libra, richiesta in cui il tema della tutela dei dati personali è protagonista.