Tecnologia e imprese italiane, un rapporto di fiducia in costante crescita, ma con ancora qualche “nicchia” di diffidenza. Si può racchiudere in una frase il rapporto Istat 2014 sulla diffusione delle tecnologie Ict fra le aziende del nostro Paese. L’analisi, che ha preso in considerazione le realtà con almeno dieci addetti, mostra trend di dinamismo interessanti soprattutto nelle piccole imprese, più propense – per esempio – a “salire sulla nuvola” per ottenere risparmi e avviare in modo più rapido nuove attività.

I livelli di diffusione di Internet, pur in crescita, non sono ancora del tutto pervasivi. Il 69,2% delle aziende nostrane dispone di un sito Web e il 32% è anche presente sui social media, dati in aumento rispettivamente di due e sette punti rispetto al 2013. Ovviamente, i gruppi più grandi la fanno da padrone: uno su due dispone di almeno un profilo social, contro il 28,5% delle piccole imprese. Una curiosità: il 2% delle aziende della Penisola non dispone ancora di una connessione.

Il vero boom, però, lo ha fatto registrare l’ambito mobile. Quasi sette imprese su dieci dichiarano di aver fornito dispositivi portatili ai propri impiegati. In Italia, quindi, secondo l'Istat il 13,9% della forza lavoro totale utilizza laptop, cellulari o tablet aziendali, mentre nel 2013 la percentuale arrivava al 12%.

In merito all’e-commerce i dati Istat si fermano al 2013, quando per le imprese italiane gli ordini d’acquisto via Internet hanno raggiunto l’8,2% del totale. Fra le piccole aziende (da meno di cinquanta dipendenti), soltanto uno su dieci ha attivato sistemi di raccolta ordini online e il 7,3% ha effettivamente venduto qualcosa via Web.

La tecnologia diventa, ancora di più, uno spartiacque fra grandi e piccole aziende quando si parla di competenze e risorse lavorative: fra e organizzazioni da meno di 50 dipendenti, solo una su dieci dispone di  personale specializzato in Ict, contro il 74% di quelle di dimensioni maggiori.

 

 

Non tutto è oro ciò che luccica sulla nuvola

La promessa di garantire risparmi e di migliorare l’efficienza dei processi aziendali continua a trainare l’adozione del cloud computing, oggi utilizzato dal 40,1% delle società tricolore. Comprese quelle di dimensioni medie e piccole: è lo stesso Istituto di Statistica a evidenziare come la “nuvola” eserciti molta presa perché offre servizi scalabili e la possibilità di portare all’esterno attività di manutenzione e sviluppo di Ict.

In questa categoria, i servizi più acquistati di frequente sono l’email (di cui si avvale il 34,5% del campione), i software per l’ufficio (16,5%), le applicazioni per finanza e contabilità (13,4%), i servizi di archiviazione di file (12,7%), l’hosting di database (11,1%), le applicazioni di Customer Relationship Management (5,8%) e le risorse di calcolo per eseguire software (3,2%).

Ma non è tutto oro quel che luccica. Anche nel campo del cloud computing, infatti, si verificano problemi che ne possono limitare l'utilizzo. Tra i fattori maggiori, evidenziati dalle stesse imprese, troviamo i rischi di violazione della sicurezza e la scarsa conoscenza dei servizi. Le grandi realtà sembrano essere preoccupate, in particolar modo, dalle difficoltà di trasferire dati in caso di recesso di contratto con il fornitore (25,5%), dell’incertezza del quadro legislativo, specie nei casi di controversie (24,7%) e dell’ubicazione dei dati (19,8%). Tanto le grandi quanto le medie e piccole imprese, inoltre, sono impensierite dalle difficoltà di accesso ai dati o al software in Cloud (13%) e dagli alti costi d’acquisto dei servizi (17%).

Ripresa, un miraggio che si allontanta

Nonostante la tecnologia sia un motore di investimenti e di innovazione, dalla società di ricerca The Innovation Group arriva una doccia fredda: l'andamento nel 2015 sarà negativo. Un trend sganciato, quindi, dalla probabile ripresa del Prodotto Interno Lordo italiano e in controtendenza rispetto alle prestazioni di altri Paesi. Alcuni segnali negativi, per la società di consulenza, erano già in evidenza nell'ultimo anno, con un valore totale di mercato di 69,3 miliardi di euro e un con un calo 2,2 di punti percentuali rispetto al 2013.

 

Fonte: The Innovation Group, gennaio 2015

 

Un risultato conseguente alle non brillanti prestazioni dei mercati tradizionali dell'It (-3,8%, a quota 16,7 miliardi di euro), delle telecomunicazioni (-7,9%, 22 miliardi), dell'elettronica di consumo (-8,2%, 3,9 miliardi) e dei contenuti digitali (-0,1%, 10,7 miliardi). L'unica voce positiva rimane quella delle New Digital Technologies, cresciute di 9,6 punti percentuali. Una prestazione che non stupisce, secondo The Innovation Group, perché oggi a soffrire sono soprattutto le soluzioni Ict “tradizionali”. A fianco di un settore ormai in declino, troviamo quindi “giovani puledri” scalpitanti che hanno incorporato nuove modalità di concepire il mondo digital, basandolo su paradigmi mobile, cloud, Big Data e social.

Come si diceva, secondo la società di ricerca nel 2015 la situazione non migliorerà, anzi: nel complesso, il valore del mercato Ict nostrano calerà di un ulteriore 2% rispetto ai livelli dello scorso anno, arrivando dunque a 67,9 miliardi di euro. I trend per le diverse categorie di tecnologia confermeranno sostanzialmente quelli del 2014 (vedi tabella), con l’ulteriore aggravante di un rallentamento della crescita per le New Digital Technologies (4,5%).

Per The Innovation Group, il ricorso al mobile in ambito aziendale aumenterà ancora nel 2015, malgrado un rallentamento generalizzato dovuto al boom impetuoso degli ultimi anni. Ma i veri settori trainanti dell’innovazione saranno soprattutto l'Internet of Things, la stampa 3D e i dispositivi indossabili.

 

Fonte: Digital Transformation Survey, TIG, gennaio 2015