A fine 2015 in Italia c’erano quattro avvocati ogni mille abitanti, per un totale di oltre 237mila professionisti, aumentati in trent’anni del 500 per cento. Un esercito di persone che potrebbe presto essere messa nella condizione di doversi trovare un altro lavoro. La causa è da cercare nel rapido sviluppo delle soluzioni di intelligenza artificiale. Non è il caso di fare allarmismi, ma quanto scritto dalla prestigiosa rivista Mit Technology Review è da prendere in seria considerazione. Secondo l’articolo, fino a un terzo delle mansioni tipicamente svolte da avvocati, praticanti e assistenti legali potrebbe essere automatizzato. Applicando sistemi di intelligenza artificiale, infatti, si potrebbero analizzare a velocità stratosferiche milioni di documenti, resoconti, note legali e molto altro, rendendo inutile l’apporto umano.

“Gli strumenti di discovery sostenuti dall’Ai potrebbero avere l’impatto maggiore in questo settore”, si legge sull’articolo del Mit Technology Review. “Allenando un algoritmo di machine learning su milioni di documenti, un avvocato può ricavare in tempo brevissimi le risorse necessarie per istruire una pratica, con tassi di successo molto più elevati rispetto a quelli umani”. E soluzioni di questo genere stanno già facendosi largo nei colossi internazionali.

JpMorgan, per esempio, sta utilizzando da diversi mesi una piattaforma chiamata Contract Intelligence (Coin), che in pochi secondi può svolgere compiti che prima richiedevano fino a 360mila ore di lavoro. Un trend, quello dell’automazione in campo legale, in costante crescita se è vero che una delle principali software house del settore, Kira Systems, ha già siglato contratti con quattro dei principali studi statunitensi.

La paura che le macchine (in senso lato) possano sostituirsi all’uomo, estromettendolo quindi dal mercato, è molto sentita. Le ricerche in questo ambito si sprecano e sono spesso giunte a risultati contrastanti. Le grandi imprese investono sempre più denaro per adottare soluzioni intelligenti, con l’obiettivo di aumentare la produttività dei propri dipendenti, e già a inizio 2016 un report del World Economic Forum sottolineava come, entro il 2020, i robot sostituiranno cinque milioni di lavoratori.

 

 

La previsione appare comunque cautelativa quando si considera che oggi oltre tre miliardi di abitanti del pianeta rientrano – per anagrafica e altre variabili – sotto l’etichetta di lavoratori. Secondo il World Economic Forum si tratterebbe dell’inizio di un percorso, influenzato non solo dalla robotica ma anche da altre tecnologie “dirompenti” come la mobility e il cloud, l’analisi dei Big Data e l’Internet delle cose. L’intelligenza artificiale non è da meno: gli avvocati sono avvisati.