La cosiddetta intelligenza “aumentata” si rivelerà un ottimo affare per le aziende di tutto il mondo. Le tecnologie a cui molti analisti si riferiscono usando l’espressione augmented AI sono quella in cui gli algoritmi, i software e i robot non sostituiscono le abilità umane ma le potenziano. Per dirla con le parole di una ricercatrice di Gartner, Svetlana Sicular, l’intelligenza aumentata è “un approccio alla progettazione che ci rende vincenti con l’AI e che assiste macchine e persone allo stesso modo per avere la migliore performance”. Insomma una collaborazione fra tecnologia ed esseri umani in cui però sono i secondi ad avere il controllo, una collaborazione che dà frutti nel campo dell’apprendimento, della Business Intelligence e della creazione di nuove esperienze per i clienti.

 

Ed è proprio Gartner a scommettere che questo approccio si rivelerà un buon affare: la società di ricerca stima che nel 2021 l’intelligenza aumentata porterà alle aziende 2.900 miliardi di dollari di “valore di business” aggiuntivo e 6,2 miliardi di ore di produttività lavorativa guadagnate.  Da qui a due anni le aziende investiranno soprattutto in progetti relativi al decision making, cioè all’analisi dei dati a supporto delle decisioni tattiche e strategiche. 

 

 

Oggi, in ogni caso, la maggior parte del valore economico creato dalle applicazioni di intelligenza aumentata riguarda la customer experience, in particolare il miglioramento del marketing personalizzato e del servizio clienti. Con il marketing personalizzato Amazon ha fatto scuola nel campo dell’e-commerce, poi seguita da altri grandi operatori del retail, e lo stesso è accaduto in altri ambiti. Ora, grazie all’AI, le possibilità di innovazione nel rapporto con i clienti stanno diventando più democratiche, accessibili cioè anche alle aziende prive di grandi risorse da investire. 

 

Riusciremo a non farci prendere la mano con l’intelligenza artificiale? Gartner crede sia possibile, a patto di ricordare, spiega Sicular, che “l’obiettivo è quello di essere più efficienti attraverso l’automazione, che va completata con un tocco umano e con il buon senso per bilanciare i rischi” di decisioni prese solo sulla base dell’intelligenza artificiale. “L’entusiasmo per gli strumenti, i servizi e gli algoritmi di AI ignora un punto cruciale”, aggiunge l’analista. “L’obiettivo dell’AI dovrebbe essere di permettere alle persone di essere migliori, più intelligenti e più felici, non quello di creare un mondo fatto di macchine fine a se stesso”.