I dati di preconsuntivo resi noti nei giorni scorsi da Sirmi parlano chiaro: l’Information Technology in Italia non gode di buona salute. Il bilancio di fine anno è infatti negativo del 3,8% e l’unica voce in attivo è quella del software, il cui saldo attivo in termini di fatturato (nuove licenze e canoni di manutenzione e aggiornamento sull’installato) risulta essere dell’1,5%.
Male invece il bilancio dei servizi di sviluppo (-2,1%), management service (-3,5%) e soprattutto hardware (-7,3%). Il calo di pc e server sarebbe stato addirittura del 17% se nel conteggio Sirmi non avesse inserito i tablet: considerando le tavolette il comparto dei Pc chiude in passivo dell’8.7%.
Senza i tablet, il decremento è del 17,3%, mentre server (-16%) e storage (-2,1%) soffrono come tutti gli altri segmenti della pesante congiuntura economica, con la conseguente riduzione della capacità di spesa anche di imprese e pubblica amministrazione.
Il fatto che il software sia in controtendenza viene spiegato da Sirmi con una crescente presa di coscienza da parte dei clienti e dei vendor IT del valore associato alle soluzioni applicartive quale componente di valore per innovare e migliorare lo sviluppo del business.
Tanto che dai dati emerge chiaramente come le aziende che meglio hanno affrontato le difficoltà di questo periodo di stagnazione economica sono quelle che hanno il proprio core business nel software e nelle attività ad esso correlate.
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