Mentre la Francia si prepara a una nuova era di sorveglianza “forte”, anche e soprattutto tramite Web, la National Security Agency americana subisce le conseguenze dello Usa Freedom Act e del giro di vite voluto dall’amministrazione Obama: a partire dal 29 novembre, infatti, l’agenzia di intelligence non potrà più accedere agli archivi di metadati telefonici raccolti in passato. Così ha deciso e comunicato l'Office of the Director of National Intelligence, portando a compimento un percorso iniziato a maggio con lo Usa Freedom Act.

La legge votata dal Senato e firmata con entusiasmo da Barack Obama già imponeva la cessazione della raccolta, libera e incontrollata, di metadati telefonici da parte dell’Nsa, lasciando all’agenzia la possibilità di richiedere tali informazioni ai carrier in caso di esigenze di indagine. La svolta legislativa si poneva sull’onda lunga delle rivelazioni di Edward Snowden e dello scandalo Datagate, ma non era nemmeno in contraddizione con il punto di vista di molti ufficiali della National Security Agency. Iniziato nel 2001 poco dopo l’attacco alle Torri Gemelle, il programma di sorveglianza di massa tramite metadati non si era rivelato troppo efficace nella lotta al terrorismo, anche perché il traffico telefonico mobile non sempre era monitorato.

Approvati lo Usa Freedom Act e la fine della raccolta di dati a tappeto, restava però l’incognita sul destino dei vecchi record. Ebbene, dal 29 novembre si passa all’ultima fase della nuova strategia pro-privacy: l’Nsa non potrà più interrogare i suoi archivi di metadati telefonici (cioè i record compilati prima della data fatidica), ma potrà conservarli per un tempo limitato per poi distruggerli. Più precisamente, il personale tecnico dell’agenzia potrà continuare ad accedere ai database per un periodo di tre mesi e al solo scopo di avere un parametro di controllo con cui verificare la validità dei nuovi database creati dal 29 novembre in poi.

 

 

Una seconda eccezione riguarda i dati che l’Nsa dovrà conservare perché rappresentano una prova nelle diverse cause civili in atto contro l’agenzia. Una volta terminate le beghe legali, tutti i record dovranno poi essere cancellati definitivamente, anche se le tempistiche non sono chiare. L’Office of the Director of National Intelligence specifica che questo dovrà avvenire “il prima possibile”.

Sarà la fine della sorveglianza di massa in terra statunitense? Probabilmente no, ma di certo è un passo ulteriore che sancisce il passaggio dall’era del Patriot Act verso una fase di ricerca dell’equilibrio fra esigenze di sicurezza nazionale e tutela della privacy. Non mancano le voci critiche su questa nuova mossa, come quella di Steven Aftergood, esperto di intelligence della Federation of American Scientists, che ha parlato di una “potenziale riduzione di potere” della Nsa e di una “scelta politica” che non fa l'interesse dei cittadini.