Il passerotto azzurro non ha mai volato così in basso: il titolo di Twitter ieri ha toccato in Borsa il suo minimo storico di chiusura sessione, 23,31 dollari. Lo scorso agosto le azioni del social network avevano raggiunto un livello ancor più basso, 21,01 dollari, ma solo in fase di contrattazione e chiudendo poi a 25,17 dollari. Già allora si trattava di un brutto segno, ma motivato dalle dimissioni ancora fresche (nel mese di giugno) di Dick Costolo dal ruolo di amministratore delegato. Da ottobre, poi, con la nomina di Jack Dorsey si è sperato in un nuovo corso i cui pilastri dovevano essere l’efficienza di costi (con annesso sacrificio di 336 lavoratori) e l’unità aziendale. Agli stessi dipendenti Dorsey aveva scelto di donare un terzo delle sue azioni.

Le azioni di Twitter oggi sono arrivate a valere quasi la metà rispetto ai 45 dollari dell’offerta pubblica iniziale, risentendo della sfiducia degli investitori insoddisfatti della troppo lenta crescita degli iscritti e del traffico della piattaforma. Gli utenti attivi su base mensile sono circa 320 milioni, soglia lontanissima dai livelli di Facebook, ma l’azienda ribadisce da anni come il pubblico effettivo che legge e commenta i tweet sia molto più ampio, e lo è in virtù dei meccanismi di condivisione e di citazione che caratterizzano il Web 2.0, nonché del traffico in ingresso dai motori di ricerca.

Ora serve qualcosa in più per riscaldare l’entusiasmo degli inserzionisti pubblicitari e far ripartire il circolo virtuoso. Specie considerando l’accelerata di Facebook nei confronti degli editori e dei meccanismi intesi a generare più contenuti e più traffico, come gli Instant Articles. Qualcosa, in effetti, già bolle nella pentola della piattaforma di microblogging: come annunciato qualche giorno fa, Twitter inizierà a visualizzare contenuti pubblicitari anche per il pubblico “non loggato”, che visita il social network frequentemente per consultarlo senza però esservi iscritto.

 

Jack Dorsey, Ceo in carica da ottobre

 

Un bacino di circa 500 milioni di utenti attivi mensili, a detta dell’azienda, utenti che approdano su Twitter a partire da ricerche Web. La sperimentazione dei tweet e di video promozionali “aperti”, cioè visibili a tutti gli internauti, sta partendo gradualmente in queste settimane, inizialmente negli Stati Uniti, in Giappone, in Australia e nel Regno Unito ma con la prospettiva di un futuro allargamento geografico. Similmente, in un primo momento questi contenuti appariranno sulle pagine del profilo e nelle pagine di dettaglio solo per chi consulta Twitter da Pc.