La Commissione europea intende spingere gli investimenti per l'industria elettronica, e in particolare per la micro e nanotecnologia. Il settore è cresciuto del 5 per cento ogni anno dal 2000 nonostante la crisi finanziaria, per questo si è deciso di puntare alto.
Neelie Kroes
L'UE sosterrà un progetto da 100 miliardi di euro fino al 2020. L'obiettivo è quello di abbassare il costo dei chip (transizione per i circuiti da 450 mm in silicio, la materia prima dei circuiti), renderli più veloci ("More Moore") e più versatili ("More than Moore"). Tutto passerà per il rafforzamento i poli europei di eccellenza dell'elettronica situati a Dresda (DE), Eindhoven (NL) e Grenoble (FR), e di collegarli con altri poli europei d'avanguardia come Cambridge (UK), Carinzia (AT), Dublino (IRL) e Milano (IT).
Global Foundries, Dresda
"Altri stanno investendo in modo aggressivo chip per computer e l'Europa non può stare in disparte" ha spiegato il commissario europeo Neelie Kroes responsabile della politica digitale. "Voglio che la nostra produzione di chip raddoppi fino a rappresentare circa il 20% della produzione mondiale. Voglio che l'Europa produca più chip in Europa di quanti ne producano gli Stati Uniti sul loro territorio. Si tratta di un obiettivo realistico se si distribuiscono correttamente gli investimenti".
A beneficiare di questa strategia non sarà solo il settore tecnologico, ma tutti, dato che oggi l'industria elettronica europea occupa direttamente 200mila persone e indirettamente un altro milione, mentre sussiste una domanda non soddisfatta di personale qualificato. Nel complesso, ha concluso Kroes, il 10% del PIL europeo dipende dai prodotti e dai servizi elettronici.
Fra le aziende coinvolte figurano Infineon, ASML, Intel, ARM, STMicroelectronics e NXP.