Red Hat indossa l’abito da tutor per aiutare le aziende ad adottare tecnologie cloud e basate su container, tramite lo spostamento di carichi di lavoro sulle proprie piattaforme open source. Grazie a una nuova offerta di consulenza e a un piano di migrazione dei workload in tre fasi, il vendor statunitense sostiene di poter contribuire alla trasformazione digitale dei clienti. Il primo passo è la discovery session, in cui Red Hat e l’azienda cercano di capire le esigenze e gli obiettivi che si vogliono raggiungere con lo spostamento sul cloud. Nel corso della seconda fase, detta migrazione pilota, viene implementata e resa operativa una piattaforma open source basata sull’infrastruttura di cloud ibrido del vendor e sui relativi strumenti di gestione. Si tratta di un approccio fondamentale per passare poi alla migrazione estesa e su ampia scala.

In questa fase, Red Hat Consulting offre supporto alla progettazione e implementazione, per aiutare a costruire e ottimizzare infrastrutture di produzione, unificare e ottimizzare operazioni su più pool di virtualizzazione e guidare i casi più complessi. Tra le varie tecnologie messe sul piatto dalla società statunitense spiccano Red Hat Virtualization, Red Hat Openstack Platform e Red Hat Hyperconverged Infrastructure.

Ma non manca nemmeno un percorso ideato per le realtà che vogliono adottare container Linux e orchestrazione tramite Kubernetes, erogate entrambe da Red Hat Openshift Container Platform: una soluzione offerta in modo indipendente o come parte di Cloud Suite, che aiuta le imprese a velocizzare la migrazione delle applicazioni verso i container senza pregiudicare gli investimenti It.