Non c’è giorno in cui non si parli di privacy, specie in relazione allo strapotere dei colossi del Web. Facebook, con il caso di Cambridge Analytica, ha scoperchiato il vaso di Pandora e dato il via a una serie di indagini da parte di agenzie governative ed enti watchdog (recentemente culminate nella multa da 5 miliardi di dollari patteggiata con la Federal Trade Commission statunitense). In Europa, intanto, il Gdpr ha aumentato i livelli di attenzione delle aziende verso il trattamento dei dati e ha prodotto le prime maxi multe anche per i casi di abusi involontari, causati da attacchi informatici (la sanzioni inflitte a British Airways e a Marriott International faranno scuola). 

 

Ma questi isolati provvedimenti non risolvono il problema più generale della privacy a rischio, un problema in cui si intrecciano il cybercrimine, le disattenzioni degli utenti e la “fame” di dati personali delle aziende che vendono beni e servizi al consumatore finale o che offrono piattaforme di advertising. Edwin Passarella, manager sales engineering per i large national accounts, South Emea & Uki di Commvault, ci propone una riflessione sulle paure più diffuse e sul valore della privacy.

 

Edwin Passarella, manager sales engineering per i large national accounts, South Emea & Uki di Commvault

 

Tra le notizie più eclatanti degli ultimi dodici mesi, l’aumento del numero di utenti di Internet è stata sicuramente una delle più significative. Solo l’anno scorso, più di 360 milioni di persone hanno fatto il loro ingresso online, con una media di un milione di nuovi utenti al giorno. Questo picco significa che attualmente risulta connesso a Internet il 57% della popolazione mondiale, circa 4.388 miliardi di individui. Ma non è solo il numero di utenti a essere cresciuto. In base al “Digital Report 2019” di Hootsuite, sta aumentando anche la quantità di tempo online, con una media di oltre sei ore e mezza al giorno.

 

Con l’aumento della velocità di connessione Internet fissa del 18% e mobile del 33%, non sorprende che un colosso dello streaming come YouTube sia il secondo sito più visitato al mondo, con una media di 21 minuti per visita. 

 

Tutto questo conduce a una quantità di tempo spesa online che supererà gli 1,2 miliardi di anni entro la fine del 2019, tempo di cui il 48% è riferibile a connessioni mobile da dispositivi quali tablet, smartphone e wearable.  Se è Internet a rendere possibile l’Industria 4.0, i dati sono sicuramente il suo carburante. La crescita esponenziale delle informazioni è indiscussa, mentre i numeri che vi stanno dietro (generati da cloud, IoT e altre tecnologie in sviluppo) sono ancora difficili da articolare. analizziamo quindi questa esplosione di dati nel contesto “un giorno nella vita dei dati”. 

 

In base a un report pubblicato da Raconteur Media, basato sui dati di Pwc, Twitter, Facebook e Intel, sono 294 miliardi le email inviate, 500 milioni i tweet postati, 4 PB i dati creati su Facebook e 65 miliardi i messaggi di Whatsapp inviati ogni giorno. Pensando al prossimo anno, si prevede che la quantità di dati digitali sarà dieci volte più grande, raggiungendo 44 ZB.  

 

Qual è il problema, quindi? Dopo tutto, con la proliferazione di Internet e la crescita dei dati aumentano anche i benefici economici. Con lo sviluppo economico si ottiene maggiore stabilità governativa e una migliore stabilità garantisce mobilità e integrazione sociali maggiori per tutti i cittadini.  Sempre in base al report di Hootsuite, circa il 42% degli utenti di Internet, cioè quasi due miliardi di persone a livello globale, si dichiarano preoccupati per la privacy dei dati. Non è un numero esiguo che possa essere ignorato, e non è una coincidenza se negli ultimi dodici mesi abbiamo assistito all’entrata in vigore di nuovi regolamenti di protezione dei dati, dal Gdpr in Europa al Ccpa in California, fino agli aggiornamenti del Pdpa a Singapore. 

 

Cercare di contenere la diffusione di Internet o la creazione di dati è come cercare di respingere la marea: impossibile, a meno che non si possieda un tridente. Il valore di questi dati è utile per mettere in evidenza la necessità di rispondere alle richieste di protezione della privacy di un mondo sempre più affollato e digitale. Solo costruendo una cultura e un’offerta tecnologica aziendale che pongano la conoscenza, l’utilizzo, l’archiviazione e la gestione dei dati al centro di tutti i processi e decisioni strategiche quotidiane, si otterrà la fiducia fondamentale per sostenere un’economia realmente digitale, connessa e fiorente. 

 

 
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