A sette mesi dal suo lancio, Apple Music ha già superato i 10 milioni di abbonati premium. Ne ha dato notizia, senza conferme dell’aziende di Cupertino, il Financial Times, sottolineando la rapida ascesa (+50%) rispetto ai 6,5 milioni di iscritti paganti annunciati da Tim Cook lo scorso ottobre. La notizia è dunque significativa perché testimonia la fedeltà a Apple e la disponibilità a spendere per servizi di qualità superiore o diversi dalla concorrenza, anche in tempi di abbondanza di offerta.

La crescita dello streaming musicale, in quanto forma di fruizione molto più monetizzabile del download (perché offre opportunità di inserire contenuti pubblicitari a ogni ascolto del brano), è certamente una buona notizia per piattaforme come Apple Music, Spotify, Google Play Music, SoundCloud, Deezer, Xbox Music, Rhapsody e Tidal. Non sempre lo è per gli artisti, che a volte reclamano mancate royalties come nel caso di Pandora, costretta a limitare il servizio a Stati Uniti, Australia  Nuova Zelanda, o come in quello della class action intentata contro Spotify.

 

 

Proprio quest’ultimo è oggi il concorrente più temibile del servizio di Apple, nonché il più simile sul fronte delle tariffe: entrambi offrono agli utenti premium ascolti illimitati al costo di dieci dollari al mese (o meglio di 9,99 dollari). Apple ha nella manica anche l’asso dei contenuti “originali”, come il canale radiofonico Beats 1, e quello dell’usabilità, grazie alla integrazione in iOS 9 (l’ascolto viene gestito attraverso l’app Musica e l’Apple ID) e alla sincronizzazione con iTunes. Al momento, tuttavia, Spotify è ancora in testa nella corsa delle sottoscrizioni, con oltre 20 milioni di abbonati paganti sui 75 milioni di utenti complessivi.