Nell’ormai familiare Barcellona, Vmware ha mostrato i muscoli e snocciolato annunci e alleanze all’insegna del cloud. Sul palco dell’edizione spagnola 2018 del Vmworld, affollata da dodicimila partecipanti registrati, attraverso le parole del Ceo  Pat Gelsinger l’azienda si è concessa un po’ di autocelebrazione, ricordando per esempio la dominanza di Nsx tra le soluzioni per il software-defined networking (7.500 clienti, fra cui l’82% delle aziende Fortune 100) e il 34% di market share di vSan per lo storage definito dal software (15mila clienti e 500 cloud provider affiliati). Ma soprattutto Gelsinger ha ribadito un tema conduttore: quello della tecnologia che “crea dei ponti”, coniugando esigenze spesso in contrasto fra loro, come quelle di flessibilità e di sicurezza, e abbattendo barriere e “silos”. Così è successo con la rivoluzione del Bring Your Own Device e così sta succedendo con il cloud. Nel “viaggio verso il multi-cloud”, ha detto Gelsinger, Vmware vuol essere un abilitatore e un acceleratore, tanto per le aziende quanto per gli sviluppatori.

 

Sicurezza “intrinseca”
Abilitare e accelerare significa ridurre le complessità (e a questo pensano l’approccio software-defined e le integrazioni con le tecnologie di altri vendor), e deve significare innanzitutto ridurre il rischio di attacchi informatici e malfunzionamenti. Vmware ha affrontato il problema con la logica della microsegmentazione, ma ora si deve andare oltre. “Security is broken”, ha sintetizzato il Ceo, con un’espressione molto usata dagli anglofoni e più chiara di qualsiasi traduzione. “La sicurezza è la maggior voce di spesa e il costo delle violazioni è oggi anche superiore a quella spesa”. Ed è per questo, secondo Gelsinger, che “dobbiamo pensare alla sicurezza in un modo fondamentalmente diverso. Dobbiamo trasformarla in sicurezza intrinseca”. In sostanza, si passerà dall’impiego di singoli strumenti di protezione degli endpoint a soluzioni integrate nell’infrastruttura. Sicurezza e macchine virtuali devono viaggiare in coppia, un po’ come “hamburger e patatine”, ha scherzato Gelsinger, perché non si esce dal fast food senza aver acquistato entrambi. “E chi penserebbe, in futuro, di gestire una macchina virtuale senza attivare la sicurezza?”.

 

 

Pat Gelsinger, Ceo di Vmware, al Vmworld 2018 di Barcellona

 

Va in questa direzione l’annuncio di  vSphere Platinum, ovvero una versione del prodotto protagonista nell’offerta di Vwmare: si distingue per l'integrazione nativa di AppDefense. Lanciata lo scorso anno, si tratta di una soluzione che protegge le applicazioni eseguite sulle macchine virtuali facendo ricorso al machine learning per apprendere quali siano i comportamenti “buoni” e quali quelli “cattivi” e anomali, nonché per ridurre i falsi positivi. Può essere attivata su centinaia di host e macchine virtuali e, in sintesi, ha lo scopo di rendere la sicurezza più dinamica di quanto non siano le minacce. “Questo approccio è il futuro”, ha assicurato il Ceo.

 

Altro annuncio relativo alla security è il miglioramento della tecnologia di micro-segmentazione di Nsx, la piattaforma per il sofware-defined networking di Vmware. Combinando la nuova micro-segmentazione “adattiva” ad AppDefense è possibile scomporre le reti in segmenti isolati, riducendo l’entità di eventuali guasti e attacchi informatici, e assegnare policy specifiche a ciascuna applicazione: le misure di sicurezza si evolveranno e si adatteranno al contesto grazie al machine learning.


 

Tante “nuvole” e Ibm in primo piano

Il programma di cloud provider affiliati a Vmware include ormai 4.200 fornitori in 120 Paesi, fra cui spiccano Fujitsu, Ovh, Vodafone, Telefonica, Rackspace e Alibaba Cloud. Per quest’ultimo ci sono lavori in corso:  “Alibaba sta diventando un partner certificato di Vmware per il cloud”, ha detto Gelsinger, annunciando il prossimo lancio di nuovi servizi rivolti al mercato cinese nel 2019. Attualmente il programma di certificazione Vmware Cloud Verified include 27 provider, metà dei quali operativi in Europa.

 

A proposito di cloud ibrido, sul palco dell’evento spagnolo si è distinta l’alleanza con Ibm. Non una novità: a oggi, oltre 1.700 aziende hanno adottato le soluzioni Ibm Cloud per Vmware per diverse esigenze collegate alla nuvola. La novità specifica è un’offerta di servizi con cui è possibile spostare o estendere carichi di lavoro virtualizzati mission-critical sul cloud di Ibm. È da ora possibile  installare Ibm Cloud Private Hosted su Vmware vCenter Server on Ibm Cloud, per gestire e orchestrare con un solo metodo sia le macchine virtuali sia i container. Nsx-T Data Center, inoltre, è utilizzabile sul cloud di Ibm come soluzione di networking definito dal software.Nel portale di supporto MyVmware, inoltre, debuttano i servizi Watson Assistant and Machine Learning. Altro annuncio riguarda i container: l’integrazione di Ibm Cloud for Vmware Solutions e Ibm Cloud Kubernetes Service mette a disposizione un ambiente Kubernetes completamente gestito. E cieligina sulla torta è la notizia di un team congiunto di ingegneri, il Joint Innovation Lab, che lavoreranno allo sviluppo di soluzioni per il cloud.

 

In sintesi, Ibm si impegna a rendere disponibile un’architettura cloud automatizzata e adatta a carichi di lavoro mission-critical grazie a livelli di availability pari al 99,99%. Gestita da Ibm Sevices, sarà a disposizione attraverso le 18 “regioni” cloud della società di Armonk, fra Europa, Stati Uniti e Asia.

 

Tra cloud e container

La nuova versione 3.5 di Cloud Foundation, soluzione che riunisce servizi software-defined per l’elaborazione, lo storage, il networking, la sicurezza e la gestione di ambienti cloud ibridi e delle relative applicazioni, strizza l’occhio agli sviluppatori prevedendo il supporto al motore di orchestrazione per container per eccellenza, Kubernetes. In generale, la soluzione offre maggiore flessibilità e opzioni di deployment (per esempio, consentendo di collegarsi a qualsiasi tipo di switch fisico e non più solo a specifici marchi). A partire da questa versione di Cloud Foundation, inoltre, saranno introdotte progressive integrazioni con i sistemi PowerEdge MX di Dell Emc. A proposito di container, dalla conferenza è giunto l’annuncio dell’acquisizione di Heptio, società di Seattle nata nel 2016 per sviluppare soluzioni e servizi per l’uso di Kubernetes in contesti aziendali.

 

Workspace One

Novità anche per Workspace One: dopo l’annuncio, al Vmworld di Las Vegas, del supporto ai sistemi macOS, iOS, Android e Chromebook (oltre ai Pc Windows), ora la piattaforma si arricchisce di altre funzionalità. La prima è Workspace One Intelligence, un servizio di insight e analytics basato su cloud che esegue correzioni automatiche e che può essere usato tramite Slack e Service Now grazie a un connettore. Workspace One Sensors, una funzionalità che permette di eseguire query su hardware, Bios, firmware, applicazioni, periferiche e altro ancora, è ora utilizzabile anche su macOS e non più solo su Windows. Debuttano, inoltre, un servizio che preconfigura i dispositivi di Dell durante la produzione e l’integrazione con Flexera AdminStudio (per pubblicare le applicazioni desktop esistenti direttamente da questo programma nel catalogo Workspace One).