La neutralità della rete verrà spenta definitivamente il prossimo 11 giugno. Le nuove regole approvate nel 2017 dalla Commissione federale per le comunicazioni statunitense (Fcc) a trazione repubblicana entreranno effettivamente in vigore tra un mese esatto, dando così la possibilità agli operatori telco di manovrare una rete a più velocità. Che cosa significa? Che colossi come Verizon e At&t potranno decidere di trattare dati, servizi e contenuti in modo diverso, discriminando quindi piattaforme e utenti finali a proprio piacimento. Per esempio, un sito o un’applicazione potrebbero essere esclusi da un accordo commerciale con un operatore e, quindi, ottenere una larghezza di banda inferiore rispetto ai competitor. Con serie conseguenze sulla qualità del servizio erogato ai propri clienti.

Le norme tuttora in vigore sulla net neutrality furono volute da Barack Obama nel 2015, all’interno di una legislazione che inquadrava Internet come un servizio di base e di interesse pubblico, da sottoporre insieme ai provider a una severa vigilanza pubblica. Come succede per le utility. Ma lo scorso dicembre la Fcc (imbeccata da Donald Trump) decise di modificare radicalmente il corpo normativo, approvando per tre voti a due la risoluzione proposta dal presidente della Commissione, Ajit Pai.

Un inquadramento diametralmente opposto a quello approvato nel 2015, molto più leggero, che per esempio consente agli operatori di offrire servizi a pacchetto come già fanno le pay tv. I provider potrebbero prevedere un bundle “social media” e consentire l’accesso a Facebook e Twitter solo pagando una quota aggiuntiva all’abbonamento. Oppure il contrario, ricorrendo allo zero rating in modo che i dati consumati dai clienti mentre navigano sui social network non impattino sul totale previsto dalla sottoscrizione.

Il destino della net neutrality pare quindi ormai segnato, anche se al Senato statunitense è prevista per la prossima settimana una votazione su una modifica al nuovo regolamento della Fcc, che mira a reintrodurre le norme obamiane. Lo schieramento che ha proposto i correttivi può contare sul sostegno di 47 senatori democratici e di due indipendenti, oltre alla repubblicana Susan Collins. Teoricamente, a causa dell’assenza per malattia di John McCain (tumore al cervello in fase terminale), la cordata in favore della neutralità della rete dovrebbe spuntarla per 50 voti a 49.

Ma la Camera dei Rappresentanti è saldamente in mano ai repubblicani e la proposta di abolizione delle nuove norme è molto probabilmente destinata ad arenarsi. Inoltre, Trump ha dalla sua il potere di veto e potrebbe quindi bloccare il tentativo di ripristino dei democratici.