Il nome, ARCore, potrebbe non essere il più felice per il pubblico italiano non fanatico di un noto personaggio politico, ma nel resto del mondo Google ha ottenuto l'effetto di contrapporsi bene a Apple e al suo ARKit. Nomi a parte, la sostanza di cui si parla è la realtà aumentata, o meglio gli strumenti necessari per realizzare applicazioni che la supportino e racchiusi in “pacchetti” Sdk, software develpment kit. Google ha appena presentato il proprio, ARCore appunto, a circa due mesi di distanza dall'annuncio dedicato dalla Mela al mondo degli sviluppatori iOS. I primi frutti di ARKit si vedranno prossimamente su iOS 11, mentre sbocciano le prime interessanti sperimentazioni come l'applicazione di “arredamento virtuale” di Ikea.

Nonostante l'annuncio sia arrivato dopo, Google non è ritardo: il suo Sdk, infatti, è già disponibile come anteprima per gli sviluppatori e compatibile con le versioni di Android più recenti (Nougat e Oreo). Rispetto a Project Tango, il vantaggio principale sarà quello di non dover utilizzare le applicazioni di realtà aumentata su un hardware specifico, come per esempio un visore, dato che basterà la normale dotazione di fotocamera e sensori di uno smartphone.

Nella versione preview, tuttavia, la compatibilità dell'Sdk è limitata al Galaxy S8 di Samsung e ai Google Pixel e Pixel XL. L'anteprima, definita come “early preview” e dunque ancora lontana da ciò che sarà il prodotto finito, ha lo scopo di permettere agli sviluppatori di “sperimentare creando nuove esperienze di realtà aumentata. È anche un'occasione per fornire feedback su una versione iniziale dell'Api”. Si tratta, in ogni caso, di un primo sostanziale passo verso la democratizzazione della realtà aumentata nell'ecosistema Android.

Le funzionalità di AR abilitate dall'Sdk sono tre. La prima è il tracking dei movimenti, che permette agli smartphone di percepire e tracciare la propria posizione rispetto allo spazio fisico; la seconda è la comprensione dell'ambiente, ovvero la capacità di collocare nello spazio e di misurare superfici piatte come il pavimento o una scrivania; la terza è la quantificazione della luce presente in un dato momento. Combinate fra loro, queste funzioni consentiranno alle app di sovrapporre oggetti, annotazioni scritte, informazioni o altri elementi sullo scenario inquadrato dalla fotocamera del telefono.