Nuovi guai per Qualcomm in arrivo da Oriente. Il chipmaker californiano dovrà pagare 7,5 milioni di dollari per metter fine alle accuse di aver corrotto in diverse forme – incluse assunzioni di parenti, viaggi e regali – ufficiali del governo cinese in cambio di favoritismi nella scelta del fornitore tecnologico per le aziende di telecomunicazione controllate dallo stato. Così ha stabilito un’indagine della Securities and Exchange Commission (Sec) statunitense, secondo cui l’attività di corruzione sarebbe andata avanti per “oltre dieci anni”, almeno tra il 2002 e il 2012, con l’obiettivo di ottenere “vantaggi di business” rispetto alla concorrenza per un cliente grande e prestigioso quale il Paese del Dragone.

Tale opera corrisponde a una violazione delle regole del Foreign Corrupt Practices Act (Fcpa) o meglio a più violazioni. Oltra alle colpe dei dipendenti che avrebbero portato avanti queste pratiche, va considerata quella dell’omesso controllo da parte dell’azienda. “Le società”, scrive Michele Wein Layne, direttrice dell’ufficio regionale di Los Angeles della Sec, “devono predisporre e mettere in pratica efficacemente controlli interni su tutte le operazioni di business, allo scopo di prevenire violazioni del Foreign Corrupt Practices Act”.

E la regola si applica anche alle risorse umane. Uno dei capi d’accusa citati nell’investigazione della Sec riguarda proprio l’assunzione di uno stagista, seguita a un’email delle Hr in cui la persona  veniva definita come “da piazzare” e “importante dal punto di vista delle relazioni con un cliente”. In un altro caso, un executive di Qualcomm avrebbe concesso al figlio di un dipendente dello Stato cinese un prestito di 70mila dollari per l’acquisto di una casa. O ancora, avrebbe finanziato un progetto di ricerca di un’università statunitense al solo scopo di aiutare il figlio di un executive governativo cinese a completare il suo dottorato.

 

 

Il condizionale è più che altro uno scrupolo, dato che Qualcomm non ha completamente smentito, ma anzi il patteggiamento sulla multa da 7,5 milioni di dollari suona piuttosto come una tacita ammissione. In una nota ufficiale, l’azienda ha comunque sottolineato che l’indagine della Sec si riferisce a fatti precedenti al 2012. Acqua passata, insomma. “Qualcomm è felice di lasciarsi alle spalle questa vicenda”, recita il virgolettato attribuito a Don Rosenberg, executive vice president e general counsel dell’azienda. “Ribadiamo il nostro impegno nel rispetto di una condotta etica e della conformità a tutte le leggi e regolamenti, e continueremo a restare vigili sulla compliance all’Fcpa”.