A breve potrebbe cambiare l’età del cosiddetto “consenso digitale”. I giochi si stanno chiudendo in queste ore nei corridoi dei palazzi dell’Unione Europea di Bruxelles e potrebbero avere conseguenze importanti per molti grandi nomi di Internet, i social network su tutti. È infatti stato approvato, last minute, un emendamento inserito nel nuovo regolamento europeo sulla protezione dei dati personali, al vaglio del Parlamento europeo da ormai tre anni: la modifica innalzerebbe a 16 anni l’età minima necessaria per prestare il consenso a servizi diffusissimi, come Facebook, Instagram, Snapchat, Whatsapp e molti altri. In caso contrario, sarà obbligatorio il permesso dei genitori o di chi ne fa le veci. Attualmente, tranne rare eccezioni, servono più o meno in tutto il mondo 13 anni per essere dichiarati “maturi” dal punto di vista digitale. La proposta di modifica del regolamento deve però ancora essere approvata definitivamente dalla Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni della Ue

L’assemblea dovrebbe infatti pronunciarsi giovedì 17 dicembre e la palla passerebbe poi al Parlamento, che verrà chiamato a rispondere nel 2016. Infine, l’iter prevede la ratifica dei singoli Stati aderenti all’Unione entro i due anni successivi. Insomma, il percorso è ancora lungo e non è detto che non si verifichino ulteriori cambiamenti, ma la strada sembra ormai segnata. E i colossi del Web stanno già iniziando a far sentire la propria voce.

Secondo quanto riportato dal Financial Times, per esempio, un funzionario di alto livello di una grossa azienda tecnologica statunitense avrebbe commentato: “Questo è un divieto che richiederà a milioni di ragazzi e di teenager il permesso esplicito dei genitori per utilizzare servizi su Internet. Sono inclusi gli account email, le piattaforme di social media e anche il download di applicazioni”. Praticamente, quasi la totalità delle attività che ogni giorno, senza pensarci troppo, le persone portano avanti sul Web.

 

 

Per questo, sempre secondo il quotidiano economico britannico, i colossi informatici a stelle e strisce starebbero già facendo pressioni sui componenti del Consiglio europeo per un’inversione di rotta. Ma cosa c’è davvero in gioco? Dal punto di vista delle corporation, ovviamente, il fatturato: secondo indiscrezioni, le aziende che non rispetteranno i nuovi paletti europei potranno rischiare sanzioni fino al 4% del giro d’affari globale. Inoltre, una norma di questo genere causerebbe la sospensione temporanea di milioni di account in attesa del via libero dei genitori.

Mentre, per i piccoli cittadini europei, l’Unione sembra pretendere innanzitutto un controllo maggiore sulle attività online e sulla privacy, per cercare di mettere al riparo i giovani “avventori” del Web dai numerosi rischi disseminati in Rete. Ma il caso coinvolge in senso ancora più stretto i “rapporti digitali” tra il Vecchio Continente e gli Stati Uniti, in quanto si innesta nell’intricata questione del safe harbor e della sentenza della Corte di Giustizia della Ue sulla protezione dei dati personali trasferiti oltreoceano.

Ma la mossa dei parlamentari europei servirà davvero? Se l’obiettivo principale è mettere al riparo effettivamente i più giovani dai pericoli del Web (intento sicuramente lodevole), probabilmente no. Già nel 2011, secondo dati della London School of Economics, il 38% dei ragazzini europei tra i 9 e i 12 anni utilizzava i social network, contravvenendo quindi a tutti i divieti previsti. Numeri che oggi potrebbero facilmente essere cresciuti. Le nuove regole si dovranno con tutta probabilità scontrare contro una sorveglianza quasi impossibile: chi impedirà a un quindicenne di falsificare la propria data di nascita all’atto dell’iscrizione a un social network?

 

A Facebook non piace questo elemento

 

La risposta scontata sarebbe: i genitori. Ma il divario di spregiudicatezza informatica tra un teenager e un quarantenne o cinquantenne è oggi abissale, malgrado alcune ricerche indichino i ragazzini come sostanzialmente ignoranti in alcuni campi relativi alla navigazione sul Web. Sarebbe forse allora opportuno avviare iniziative di sensibilizzazione serie, che coinvolgano genitori e figli assieme, per educarli a un uso davvero consapevole di Internet e delle sue risorse.