Apple dovrà pagare all’Università del Wisconsin-Madison 506 milioni di dollari come risarcimento per aver utilizzato tecnologie coperte da brevetto, senza pagare all’ateneo le dovute royalty. La decisione è stata presa dal giudice distrettuale William Conley e praticamente raddoppia quanto già stabilito da una sentenza del 2015, che aveva imposto alla Mela il pagamento di 234 milioni di dollari. La causa legale, che contrappone al gigante di Cupertino la Wisconsin Alumni Research Foundation (Warf, il “braccio armato” dell’università nel campo dei brevetti), riguarda lo sviluppo dei chip mobili di Apple utilizzati nell’iPhone, nell’iPad Mini ed Air. Secondo Conley i processori A7, A8 e A8x avrebbero beneficiato delle tecnologie brevettate dell’ateneo statunitense.

L’ampliamente della sanzione è dovuto, secondo il giudice, perché Cupertino avrebbe continuato a violare il brevetto fino allo scorso dicembre, fino cioè al decadimento dello stesso. Una decisione contro cui il colosso californiano ha già annunciato che farà ricorso. Il brevetto contestato riguarda il “circuito predittivo”, presente nei chip di Apple, che migliora le performance del sistema prevedendo quali istruzioni verranno impartite dall’utente.

Una tecnologia che, stando alla ricostruzione dei legali dell’università, sarebbe stata sviluppata nei laboratori del Warf e brevettata ufficialmente nel 1998 dal professore di informatica Gurindar Sohi e da tre suoi studenti. Diversa ovviamente la tesi della società guidata da Tim Cook, che ha sempre sostenuto come il brevetto non sia valido e di non dover versare alcunché.