L'intelligenza artificiale può sprigionare innumerevoli vantaggi per le aziende: nuove applicazioni e servizi, suggerimenti per il marketing e le vendite, ottimizzazioni interne dei propri processi, e ancora chatbot, robotica industriale, tecnologie per l'automotive, algoritmi per la ricerca scientifica e chi più ne ha più ne metta. Vantaggi che in molti casi restano però teorici, perché mancano le strategie. Così accade, quanto meno, per la maggioranza delle aziende Europee: manca un “focus strategico”, secondo quanto emerso da una ricerca realizzata da Fujitsu insieme a Pierre Audoin Consultants. Dalle risposte di migliaio di responsabili senior di divisioni di business e It appartenenti a 240 imprese europee (di automotive, industria, retail e altri settori) deriva che solo un'azienda su quattro considera l'intelligenza artificiale come “strategicamente importante”, mentre appena una su dieci o poco più (11%) ha già cominciato ad attuare una strategia sull'AI. Risultato: si perdono importanti opportunità.

Eppure, almeno a parole, questo filone tecnologico sembra godere di giusta considerazione. Per tre intervistati su quattro l'intelligenza artificiale rappresenta un “grande valore” per chi voglia fare manutenzione predittiva, ovvero leggere tra i dati i segnali premonitori di possibili guasti o necessità di sostituzioni all'orizzonte, potendo così agire d'anticipo e risparmiare soldi e problemi. L'AI è di grande valore anche perché consente di personalizzare (per il 70% dei rispondenti al sondaggio) e di rendere efficiente la produzione attraverso l'automazione di molti processi (60%).

 

 

 

Più in generale, per le aziende di qualsiasi settore si potranno ottenere vantaggi attraverso l'automazione dei flussi di lavoro: ne è convinto l'80% del campione. E ancora, si potrà imparare a conoscere meglio i propri clienti, si potranno evitare frodi nei dipartimenti finance e contabilità, si potranno automatizzare molti passaggi della supply chain, si potrà potenziare la cybersicurezza.

Si intravede, e anche abbastanza chiaramente, uno scollamento tra parole e fatti, tra la considerazione elevata di cui l'intelligenza artificiale gode e la scarsa traduzione in strategie all'interno delle aziende. Questo scollamento si spiega in parte con le complicazioni legali e di compliance che l'adozione di tecnologie nuove può comportare. Ma non è tutto: emergono anche lamentele sulla mancanza di funzioni o strumenti di AI all'interno delle tecnologie già adottate (problema segnalato dal 61% del campione), nonché su barriere culturali e processi aziendali consolidati, che non facilitano l'adozione di nuovi approcci (52%).

Sembra proprio che l'intelligenza artificiale si stia diffondendo sulla scia delle esigenze funzionali, con una chiara comprensione dei vantaggi offerti e con iniziative a buon punto in tutta Europa”, ha commentato Bruno Sirletti, presidente e amministratore delegato di Fujtsu Italia. “Tuttavia, a nostro parere, l’apparente mancanza di un framework strategico per la AI è sorprendente ed è indicativa della necessità di un maggior coinvolgimento del top management per liberare tutte le potenzialità di questa tecnologia rivoluzionaria”. In Italia, peraltro, la percentuale di aziende già dotate di una visione strategica per l'AI sono meno che altrove: il 17%, contro il 25% di media emersa dall'indagine.

“Siamo convinti”, ha aggiunto Sirletti, “che vi sia attualmente un’enfasi eccessiva sull’ottimizzazione, che è spinta dalla necessità di provare come la AI conduca a risultati di business migliori. Non riuscendo ad assumere un approccio strategico, a modificare la cultura interna e a rimuovere i colli di bottiglia le aziende stanno lasciandosi sfuggire l’opportunità di implementare app rivoluzionarie capaci di migliorare radicalmente la customer experience e promuovere un nuovo paradigma di importanti opportunità di business”.

Qualcosa sta cambiando, tuttavia. È vero che attualmente l'AI sia strategiamente importante solo per un quarto delle aziende europee, ma il 53% la considera comunque come fondamento di azioni di ottimizzazione dei processi e automazione e c'è un 22% di imprese che la considera come “interessante” per il proprio futuro.