L’effetto negativo Note 7 si è appena dispiegato in tutta la sua potenza. Samsung ha pubblicato i conti del terzo trimestre, chiuso a livelli mai visti da otto anni a questa parte. L’utile operativo della divisione It & Mobile Communications è andato a picco rispetto allo stesso periodo del 2015: un meno 96 per cento, pari a 88 milioni di dollari, che non lascia spazio a repliche. Crollati anche il profitto operativo, passato da 6,5 a circa 4,2 miliardi (meno 30%) e i ricavi globali, che hanno lasciato sul terreno 7,5 punti per attestarsi a poco più di 42 miliardi di dollari. L’impatto degli “incendiari” phablet Note 7 era stato preventivato da Samsung, che aveva previsto costi totali (mancati incassi, sostituzioni, eventuali class action e così via) per 2,5 miliardi di dollari da spalmare in diversi trimestri. Ma, forse, nessuno si aspettava numeri così pesanti.

“Sappiamo che dobbiamo lavorare duramente per ottenere di nuovo la vostra fiducia e ci impegneremo in questo”, ha dichiarato il presidente dell’azienda, Jong-Kyun Shin. Reuters ha sottolineato come il manager abbia anche “chiesto scusa per la debacle” durante un incontro straordinario con gli azionisti a Seul. E la ferita lasciata aperta dal Note 7 brucia ancora moltissimo.

Le indagini interne della società sono ancora in corso e il numero uno di Samsung Electronics, Kwon Oh-hyun, ha fatto capire che le teste salteranno soltanto al termine dell’analisi approfondita del caso. Un funzionario sudcoreano ha spiegato all’agenzia di stampa che il pasticcio dei phablet ha eroso da uno a due decimi di punto del Pil del Paese.

Malgrado la situazione, però, il vendor è riuscito a rimanere ancora in testa nella classifica dei primi produttori di smartphone. Anche se ha perso terreno nei confronti dei competitor. Nel terzo trimestre del 2015 l’azienda vantava una quota di mercato del 23,3 per cento, oggi è ferma al 20 per cento. Secondo Idc, a volume le consegne sono passate da 83,8 milioni di unità in tre mesi a 72,5 milioni. Ma si dovrà vedere l’eventuale impatto sul lungo periodo.

 

Credits: The Verge. Uno dei numerosi Galaxy Note 7 andati a fuoco

 

Abbandonando i dolori dei dispositivi mobili (anche se gli S7 e le serie A e J continuano a essere solide), va detto che il chaebol si è comportato ancora molto bene negli altri ambiti. Le divisioni che si occupano di semiconduttori e di display sono cresciute, anche se la prima (1,2 miliardi di fatturato) ha accusato leggermente il colpo su base annua a causa di una flessione del prezzo medio di vendita delle Dram.

Ma il gruppo asiatico si attende una rapida crescita dei ricavi derivanti dalla tecnologia Nand e un rafforzamento in termini di leadership con l’arrivo delle V-Nand a 64 “strati” e delle Dram 1Xnm. E il futuro? “Guardando al 2017, la compagnia si concentrerà su una solida crescita delle entrate con la normalizzazione del business mobile, migliorando sempre più i ricavi derivanti dai componenti”, ha fatto sapere la società. Grazie, come detto, alle V-Nand ma anche ai pannelli Oled.

L’azienda dovrà darsi da fare anche per recuperare terreno nel campo delle batterie. Samsung Sdi, appartenente alla casa madre e principale fornitore di questa tipologia di componenti per i dispositivi di Seul, ha registrato ovviamente un trimestre pessimo, con una perdita operativa di 96,33 milioni di dollari. Il consensus era fissato a circa meno 48 milioni. Gli analisti hanno spiegato che Samsung Sdi ha fornito il 60 per cento delle batterie per i Note 7. Il resto arrivava dalla cinese Amperex Technology Limited.