Dopo che Google ha annunciato la possibilità di includere i messaggi di posta elettronica nei risultati delle ricerche sono stati sollevati da più parti possibili implicazioni sulla sicurezza. Gli esperti di settore stanno rassicurando le aziende spiegando che la nuova opzione non implica alcun rischio. Non è da escludere però che possa aprire le porte a spam e inserzioni mirate, particolarmente fastidiose.
Le mail include nei risultati delle ricerche non portano problemi di sicurezza
La sperimentazione è iniziata lo scorso giovedì e al momento è aperta solo a un milione di persone che hanno aderito al programma pilota. In sostanza solo quando l'utente lo richiede le ricerche includeranno le mail nei risultati, in una colonna a destra o addirittura alle prime posizioni dei risultati. L'iniziativa è parte del progetto di Google di aggiungere più informazioni personali ai risultati di ricerca per arrivare in futuro ad avere risposte altamente profilate.
Dan Olds, analista di Gabriel Consulting Group, spiega che la nuova idea di Google "non costituisce necessariamente un grosso rischio per la sicurezza, ma sicuramente è una procedura invasiva", per questo molti potranno opporsi a includere le mail nei risultati delle ricerche. In compenso la procedura non aggiungerà rischi per la sicurezza a quelli che già normalmente si corrono.
Il rischio maggiore, sempre secondo Old, è che le caselle di posta vengano invase da inserzioni e da messaggi di spam mirati in funzione delle ricerche svolte sul motore di ricerca, e per questo più difficili da individuare.
Pericoli di altro genere sarebbero solo speculazioni per ora, anche perché gli utenti al momento devono fare precisa richiesta per sottoscrivere il servizio, quindi chi vuole può chiamarsene fuori senza problemi. Jeremiah Grossman, CTO di WhiteHat Security, ammonisce le aziende affinché facciano "controlli rigorosi sull'uso dei servizi di Google quando si tratta di informazioni aziendali".
Il punto infatti non è un abbassamento della sicurezza se le mail vengono incluse nei risultati delle ricerche, ma il fatto stesso che "i dati archiviati su cloud, fra cui anche servizi online come Gmail, dovrebbero essere considerati pubblici. Questa è la regola, con l'eccezione dei documenti di Google Apps" quindi troppa condivisione può portare alla fine a "una quantità limitata di sicurezza e privacy".