Nel corso dell’ultimo evento mondiale a New Orleans, che ha visto la partecipazione di oltre 5.500 tra clienti e partner, il board di Nutanix ha dichiarato di voler raggiungere l’obiettivo di 3 miliardi di dollari di fatturato entro il 2021, circa il triplo di quanto espresso nell’ultimo anno. Su quali basi poggia questa previsione apparentemente molto ottimistica per una società che fonda i suoi ricavi sul software? Nata nel 2009 in Silicon Valley, Nutanix ha fondato il suo successo sull’intuizione, da parte dei soci fondatori, che per le infrastrutture complesse come quelle delle grandi imprese (e oggi anche dei data center) fosse necessario un substrato software in grado di governare la complessità e la potenzialità delle architetture virtualizzate (allora) e iperconvergenti e multicloud (oggi).

 

Negli anni Nutanix ha sviluppato quindi uno stack software (l’azienda ha nel suo portafoglio di offerta anche appliance hardware costruiti in modalità Oem) che oggi è composto essenzialmente da un sistema operativo (Enterprise Cloud), da un hypervisor (Acropolis) e da una serie di soluzioni IaaS, PaaS e SaaS per importanti attività “collaterali” come il provisioning, la sicurezza e il controllo dei costi.

 

Il nostro approccio è vincente e l’obiettivo di fatturato è raggiungibile”, spiega Alberto Filisetti, country manager di Nutanix in Italia, “perché le aziende si concentrano sulle applicazioni e non più sulle infrastrutture, considerando l’hardware come una commodity. L’intuizione dei fondatori era quindi corretta, e ci ha consentito di essere in prima linea oggi, nell’era dell’iperconvergenza e del multicloud. In più, Nutanix ha portato la sua formula vincente dal mercato enterprise a quello dei data center, che hanno infrastrutture di complessità ancora maggiore ma che con l’approccio software-oriented possono sfruttare tre ordini di vantaggi: la scalabilità, la possibilità di sostituire un componente hardware guasto senza problemi e la capacità di prevedere e gestire le prestazioni dell’infrastruttura”.

 

Con l’abbandono del modello tradizionale server-storage-network e l’adozione di soluzioni sempre più articolate (più flessibili e performanti ma anche più complesse) il mercato potenziale di Nutanix è quindi esploso. “I nostri clienti”, prosegue Felisetti, “possono implementare rapidamente ed efficacemente il paradigma multicloud grazie al sistema operativo Enterprise Cloud, e possono scegliere sia quale hardware adottare (abbiamo partnership con tutti i maggiori fornitori mondiali) sia quale hypervisor implementare, compreso ovviamente il nostro”.

 

 

Alberto Filisetti, country manager di Nutanix per l'Italia

 

Se gli obiettivi a livello mondiale sono ambiziosi, la filiale italiana non resta indietro, nonostante il nanismo delle imprese nostrane e la scarsità di data center (rispetto ad esempio ai Paesi del Nord Europa). “La regione Emea rappresenta una buona fetta di fatturato”, racconta Felisetti, “e anche se l’Italia è una delle country più giovani e quindi con volumi ancora bassi rispetto ai leader, è tra quelle più avanti in termini di crescita e di qualità dei progetti. Per quanto riguarda lo sviluppo commerciale, noi che operiamo da sempre esclusivamente attraverso il canale abbiamo deciso di creare un ecosistema più organizzato anche sul territorio per aggredire meglio le grandi imprese e la PA, partendo da casi di successo storici come Credito Valtellinese, Istat e Leonardo”.