Amazon batte tutte le attese nel trimestre natalizio, ma un outlook cauto sui tre mesi in corso contribuisce ad abbattere il titolo dell’azienda di Seattle. Il colosso di Jeff Bezos ha perso infatti oltre il 4 per cento nel dopo mercato, a causa di previsioni fosche sull’andamento economico europeo e di problemi regolatori con l’India. La società si attende infatti ricavi compresi fra 56 e 60 miliardi di dollari, mentre gli analisti ne avevano stimati 60,8. Detto questo, non si può non sottolineare l’ennesimo trimestre stellare per la multinazionale, che fra ottobre e dicembre 2018 ha generato vendite per 72,4 miliardi di dollari, in crescita del 20 per cento anno su anno. Il profitto operativo è salito a 3,8 miliardi, mentre l’utile netto è stato di 3 miliardi con un utile per azione (Eps) dopo la diluizione di 6,04 dollari.

Si è trattato di un rialzo del 63 per cento, ampiamente superiore alle attese della vigilia (5,6 dollari), anche se nel 2017 la redditività di Amazon era stata impattata per 789 milioni dalla riforma fiscale appena approvata dal Congresso. Per l’intero anno fiscale 2018 le vendite sono state pari a 232,9 miliardi di dollari, in crescita del 31 per cento sul 2017. Il profitto operativo è stato invece di 12,4 miliardi, più che triplicato anno su anno.

Infine, l’utile netto è risultato in rialzo di oltre tre volte a 10,1 miliardi, pari a un Eps dopo la diluizione di 20,1 dollari. Un gongolante Bezos ha deciso di dedicare il proprio commento di rito ad Alexa, l’assistente vocale della società. “Durante le festività, Alexa è stata molto occupata. Gli Echo Dot sono stati i dispositivi più venduti a livello globale su Amazon e i nostri clienti hanno acquistato milioni di altri device della famiglia Echo”.

Spulciando i dati trimestrali, colpiscono i ricavi derivanti dalla pubblicità, cresciuti del 95 per cento a 3,4 miliardi di dollari. Positivo come sempre anche il cloud, che ha generato ricavi in rialzo del 45,3 per cento a oltre 7,4 miliardi e superiori alle stime di circa 7,3 miliardi. Questi due business, insieme ai servizi per i venditori online, hanno contribuito a compensare la tradizionale marginalità inferiore dell’e-commerce.