I big dell’editoria mondiale starebbero facendo la fila fuori dall’ufficio di Mark Zuckerberg per concedere i contenuti dei loro giornali a Facebook. Il social network da 1,4 miliardi di utenti sembra quindi essere in grado di dettare legge ancora una volta, se la notizia riportata in origine dal New York Times dovesse trovare conferma. In sostanza, a quanto hanno dichiarato al quotidiano statunitense diverse fonti anonime ma ben informate, alcuni pezzi da novanta, tra cui lo stesso NYT e il National Geographic, sarebbero pronti a pubblicare nei prossimi mesi i loro contenuti direttamente nei News Feed di Facebook, senza più utilizzare i link come fatto finora.

Una rivoluzione nel settore, perché la creatura di Zuckerberg potrebbe così ospitare nuove sorgenti di traffico senza perdere poi gli utenti interessati al prosieguo degli articoli, che ora aprono i collegamenti e vengono “spediti” sui siti originali. Senza dimenticare le nuove fonti di profitto, che potrebbero aumentare a dismisura. A vederla così, sembra che l’unico vincitore finora sia Facebook e che gli editori abbiano deciso di consegnare armi e bagagli alla società, pur di raschiare il fondo del barile e condividere i guadagni con la piattaforma blu.

I gruppi coinvolti al momento nelle trattative sarebbero circa cinque o sei, tra cui The Guardian, anche se in posizione più defilata, e Facebook starebbe cercando di convincerli proprio sul lato economico della faccenda. Come potrebbero gli editori giustificare agli inserzionisti l’inevitabile calo automatico degli utenti sui loro siti? Meno traffico significa un valore pubblicitario ridotto, ma non solo: vuol dire anche perdere tutto quel pacchetto di informazioni che una persona porta con sé quando visita una pagina Web. Dati che possono essere monetizzati facilmente e indirizzare le campagne di advertising, come fa la stessa Facebook con i suoi iscritti.

Zuckerberg starebbe quindi lavorando intensamente su questo lato, prospettando alle compagnie di informazione nuovi meccanismi pubblicitari, che potrebbero attivarsi al momento della lettura degli articoli e generare così un guadagno da spartire poi tra gli attori coinvolti. Malgrado la stessa rete sociale stia ultimamente puntando maggiormente sul digital advertising tramite i video, più lucrosi rispetto al testo.

Ma non solo: Facebook avrebbe dalla sua anche i tempi di accesso ai contenuti, perché mandare a video le notizie direttamente sulla stessa pagina invece che aprire una nuova finestra del browser significa velocizzare le operazioni di circa otto secondi. L’esperienza utente sarebbe così più fluida: uno degli obiettivi primari del social network, soprattutto su dispositivi mobili.

 

Oltre al New York Times, sarebbero in trattativa con Facebook anche National Geographic e The Guardian

 

Ma la questione nasconde però problemi etici e di libertà dell’informazione: cosa potrebbe succedere nel caso uscissero articoli negativi su Facebook? L’algoritmo di News Feed della piattaforma di Palo Alto darebbe lo stesso risalto al contenuto, oppure si “attiverebbe” per affogarlo nel marasma di argomenti pubblicati ogni giorno? Una cosa che si chiedono anche molti lettori del NYT, che in queste ore stanno attivamente commentando la notizia che vede uno dei principali e autorevoli quotidiani al mondo in prima linea nella trattativa con Facebook. Aspetteremo le eventuali conferme ufficiali nei prossimi giorni.