Una maxi multa colpisce Google, voluta dall’antitrust della Commissione Europea: succede ancora una volta, dopo la sanzione da 2,4 miliardi giunta nel 2017 per l’uso scorretto dei servizi di comparazione e shopping, e dopo quella da 4,3 miliardi di euro di luglio 2018, che puniva i comportamenti commerciali scorretti verso gli Oem che adottavano Android. Neanche il tempo di aggiornare alcuni meccanismi del sistema operativo per concedere maggiore libertà di scelta all’utente, che è piombata in testa all’azienda una nuova tegola da 1,49 miliardi di euro. La multa giunge al termine di un’indagine che ha verificato se la piattaforma Adsense fosse proposta in modo corretto ai clienti oppure abbia consentito a Google di abusare della propria posizione dominante nel mercato dell’advertising e delle ricerche Web.

Con Adsense la società di Mountain View agisce come intermediatore tra chi acquista spazi pubblicitari online e i proprietari o editori di siti Web o applicazioni. Gli annunci vengono visualizzati in base a vari criteri, tra cui il costo delle campagne, l’audience, la geografia e l’attività Web dell’utente (per la pubblicità contestuale, quella visualizzata in base ad altre ricerche e alla pagina su cui si naviga). Fatto sta che, secondo l’antitrust europeo, Google per un decennio abbia imposto all’interno dei contratti con i siti Web terzi delle clausole restrittive e anticoncorrenziali.

L’indagine della Commissione Europea ha evidenziato obblighi di esclusiva con cui Big G chiedeva agli editori Web di utilizzare solo i propri servizi e non quelli dei concorrenti. In alcuni casi, inoltre, gli annunci contestuali forniti da Adsense attraverso i motori di ricerca interni ai siti non rispondevano a logiche disinteressate ma tendevano a favorire Google stessa.

Come scritto in un tweet dalla commissaria europea alla competizione, Margrethe Vestager, “Google è stata multata per 1,49 miliardi di euro per pratiche illegali nell’intermediazione nel search advertising, tese a cementare la propria posizione dominante nel mercato”. Senza peli sulla lingua come d’abitudine, la politica danese ha aggiunto che “non avrebbero dovuto farlo: questo ha negato ai consumatori libertà di scelta, prodotti innovativi e prezzi onesti”.

Aggiornamento:

Da Mountain View è giunto un commento che in parte sembra gettare acqua sul fuoco. “Siamo sempre stati d'accordo sul fatto che mercati sani e prosperi siano nell'interesse di tutti”, ha dichiarato Kent Walker, senior vice president Global Affairs di Google. “Abbiamo già introdotto una serie di cambiamenti ai nostri prodotti per rispondere alle preoccupazioni della Commissione; nei prossimi mesi introdurremo ulteriori aggiornamenti per incrementare la visibilità dei nostri concorrenti in Europa”.