Non è più tanto di moda utilizzare il termine globalizzazione, ma è ancora quello migliore per identificare la strategia di molte aziende, anche italiane, impegnate a svilupparsi su scala internazionale per crescere e superare i limiti di un mercato interno negli ultimi anni perlopiù stagnante. È soprattutto a queste realtà che si rivolge Colt Technology Services, con un’offerta costruita intorno alla Iq Network, infrastruttura interamente di proprietà dell'azienda e forte di una connessione estesa su una rete di oltre 900 data center in tutto il mondo.

Qui si sono concentrati investimenti per oltre un miliardo di euro in tre anni allo scopo di ampliare la copertura su scala mondiale (Usa, Est Europa e Australia sono paesi aggiunti più o meno nell’ultimo anno e mezzo) e potenziare la tecnologia di base, soprattutto in direzione della tecnologia ottica avanzata, per portare la capacità oltre i 400 Gbps e puntare così su agilità e banda larga per supportare le evoluzioni collegate ai processi di trasformazione digitale.

Forte di relazioni commerciali già consolidate con un'ottantina tra le prime cento aziende per dimensione e di una focalizzazione sulle realtà che fondano una parte significativa del proprio business sulle esportazioni, Colt Italia ha da poco inaugurato una nuova sede a Milano e per questa circostanza ha ospitato il Ceo della società, Carl Grivner, che Ictbusiness ha potuto incontrare.

Ci tenete a sottolineare di essere totalmente concentrati sulla connettività, senza digressioni su altri fronti del mondo delle telecomunicazioni. Perché?

Negli anni, abbiamo visto diversi provider che hanno provato a vendere un po’ di tutto e hanno perlopiù fallito. Troviamo estremamente rischioso muoversi verso nuovi mercati, senza avere un brand e relazioni forti. Preferiamo restare focalizzati sulla nostra storia ormai venticinquennale e sfruttare le opportunità che oggi offre il mercato.

Quali, in particolare?

La diffusione del cloud computing si fonda sulla disponibilità di connettività a banda larga su scala globale. Le aziende tendono a rivolgersi a un provider e delegargli la distribuzione di potenza di calcolo sulle varie sedi e aree di business. Si tratta di una tendenza ben definita, che solo in italia ha un potenziale di mercato da 600 milioni di euro e andrà a raddoppiare in tre anni. Per le medie aziende, questo è l’unico modo per radicare la presenza all’estero mantenendo sostenibilità economica. Poi ci sono aree innovative che costituiscono ottime opportunità per Colt. Mi riferisco, per esempio, all’intelligenza artificiale, alla blockchain o alle auto connesse. Per non parlare del 5G, che non ci interessa direttamente perché non siamo una wireless company, ma richiede connettività e fibra per poter funzionare.

 

Carl Grivner, Ceo di Colt Technology Services

 

Come state potenziando la Iq Network?

Nel 2016 Colt ha annunciato un grande investimento in una rete ottica di nuova generazione. Abbiamo implementato tecnologie di rete fotonica per aumentare la capacità della rete, ci siamo espansi verso nuove aree geografiche e abbiamo aggiunto servizi inediti. Un’evoluzione recente riguarda Universal Cpe, una soluzione che permette alle aziende di beneficiare dei vantaggi delle funzioni di reti virtualizzate, soprattutto concentrando in un unico dispositivo varie componenti oggi separate.

Acquisizioni in vista, magari verso quel mondo cloud per voi così appetibile?

Il nostro focus per ora e per il futuro è costruire e aggiungere nuovi asset in fibra. Lo scorso anno ci siamo espansi verso gli Stati Uniti, Berlino, Dublino o l’Est Europa, in qualche caso con l’ampliamento della Iq Network anche con cento chilometri di fibra. Se acquisizioni ci saranno, andranno in questa direzione. Il cloud per noi è un universo con il quale collaborare, in modo da poter connettere i nostri clienti a ogni tipo di provider e cambiare a seconda delle necessità o dell’area geografica.

 

Di sinergie con i fornitori cloud locali ha parlato anche Mimmo Zappi, amministratore delegato di Colt Italia: “Con questi soggetti puntiamo a costruire la nostra rete di partnership anche a livello locale e discorso analogo si può fare per i system integrator. Con alcuni di questi, su scala globale, come Ibm e Accenture, abbiamo già costruito offerte specifiche. I nuovi uffici di Milano sono stati pensati come spazio aperto, in primis per lo scambio idee ed esperienze fra i nostri dipendenti, ma anche con partner e clienti”.