Quello delle Vpn, le reti Virtual Private Network, è stato per un paio di decenni un mercato in costante ma lenta crescita, sviluppatosi parallelamente all’evoluzione di Internet e all’aumento delle connessioni mobili e fisse in giro per il mondo, nel privato e in ambito aziendale. Oggi invece il mercato delle Vpn è florido, e operatori come Surfshark propongono offerte ricche di funzionalità di navigazione sicura. Il giro d’affari delle Vpn aumenterà a un tasso annuo Cagr del 15% nel periodo 2019-2024, stando alle previsioni di ResearchAndMarkets: diversi fattori, legati a dinamiche del Web e a più ampi mutamenti nelle “abitudini digitali” del mondo aziendale, stanno alimentando questa sostenuta crescita.

 

Il primo fattore è l’evidente, incontenibile ascesa del crimine informatico e dei connessi rischi di attacchi che comportano perdita di dati, violazioni di privacy, interruzioni di attività, danni economici e reputazionali. I dati a sostegno di questa evidenza sono innumerevoli, ma basti citarne un paio. Uno studio di Cybersecurity Ventures stima che il costo mondiale dei danni da cybercrimine passerà dai tremila miliardi di dollari del 2015 ai seimila miliardi attesi nel 2021, con un sostanziale raddoppio in un periodo di sei anni. Un’indagine condotta da Rsa svela, invece, che per oltre un’azienda su due (il 53% del campione) la gestione dei rischi associati agli attacchi informatici è un problema di primaria importanza.

 

Dunque la possibilità di subire un attacco informatico è in continua ascesa. Anche in assenza di attività cybercriminale, tuttavia, i dati di chi si connette a Internet per navigare o per usare servizi cloud sono tutt’altro che al sicuro. Il tema della privacy è in cima all’agenda politica di nazioni e continenti, come dimostra il regolamento Gdpr entrato in vigore in territorio europeo l’anno scorso. La regolamentazione dei cookie e la necessità di rendere più trasparenti le modalità di tracciamento dell’utente online è ancora all’ordine del giorno in Europa, dove con fatica si cerca di elaborare il nuovo regolamento di ePrivacy. E negli ultimi anni non sono mancati episodi allarmanti (su tutti, probabilmente, lo scandalo di Facebook e Cambridge Analytica), che hanno aumentato la consapevolezza dell’utente comune sull’importanza ma anche sulla fragilità della privacy nell’era digitale.

 

Eppure di Internet, dispositivi mobili e servizi cloud non possiamo fare a meno. E qui sta il terzo fattore alla base della crescita del mercato delle Vpn: l’avanzata dello smart working e delle politiche Byod (bring your own device) nelle aziende. Approcci al giorno d’oggi molto efficaci, obbligatori forse, per chi voglia incrementare la produttività dei dipendenti consentendo però anche di lavorare in modo più libero e flessibile. Il bisogno di connessioni sicure, che non richiedano grandi investimenti infrastrutturali, sta spingendo un crescente numero di realtà a rivolgersi ad adottare servizi di Virtual Private Network. Le Vpn sono preziose poiché permettono alle aziende di proteggere le proprie informazioni riservate e applicazioni, crittografando i dati sui dispositivi dei dipendenti (smartphone, tablet o Pc) ed eseguendo scansioni per intercettare eventuali minacce.

 

I servizi Vpn di Surfshark consentono di proteggere un numero illimitato di dispositivi, a fronte di una ridotta spesa mensile. L’offerta include diversi strumenti e modalità di utilizzo, come per esempio Whitelister, una funzionalità che permette ad applicazioni o siti Web selezionati di ignorare la connessione Vpn, o come CleanWeb, che ripulisce la navigazione Internet da annunci pubblicitari, tracker, malware e tentativi di phishing. Maggiori informazioni sulla tecnologia e sulle offerte di servizi Vpn sono disponibili sul sito di Surfshark.