Non sempre la convivenza fra diverse “nuvole” è una vera integrazione: a volte servizi di vendor differenti, e di conseguenza dati e applicazioni, non comunicano e non interagiscono bene tra loro. Non parliamo di sociologia ma di una tendenza tecnologica sempre più accentuata nel mondo aziendale: il ricorso a fornitori di servizi cloud differenti, che dovrebbe portare alla creazione di ambienti “multi-cloud” ma che di fatto spesso crea isole separate.

Solo tre aziende su dieci utilizza un solo fornitore di servizi cloud, stando a un recente studio di Idc InfoBrief (“Sopravvivere e prosperare in un mondo multi-cloud”), mentre le restanti hanno composto un mix più o meno ragionato e coerente di servizi di vendor diversi. Così si può risparmiare o si possono soddisfare necessità specifiche, ma non sempre i dati e le applicazioni residenti nei vari ambienti sono tra loro integrati, interoperabili.  Si crea un mosaico, anziché un ambiente integrato. Nutanix, azienda specializzata in software per infrastrutture iperconvergenti e software-defined storage,  è tra coloro che stanno cercando di ovviare al problema, come dimostrano gli ultimi annunci giunti da Anaheim, Los Angeles, in occasione della “Next Conference” dedicata a clienti e partner.

 

Uno dei gli annunci riguarda Xi Frame, un servizio (erogato via cloud) che permette alle aziende di creare desktop virtuali attraverso cloud pubblici come Amazon Web Services o Azure. La novità di questo prodotto, già esistente, è che ora con Xi Frame è possibile creare desktop virtuali a partire da cloud privati, cioè dal data center del cliente.

 

Più precisamente, eseguendo Xi Frame su Ahv, l’hypervisor di Nutanix, è possibile creare e distribuire desktop virtuali attraverso uno o più cloud privati, gestendo l’attività da una sola console (accessibile via browser). A detta di Nutanix, i clienti di Ahv possono installare mille desktop virtuali in pochi minuti, anziché impiegando settimane come con altre soluzioni. La strategia di fondo è quella di consentire agli addetti all’It la massima libertà di scelta sul ricorso a cloud pubblici o privati per i loro progetti di Virtual Desktop Infrastructure.

 

 

L’altro annuncio riguarda Xi Leap, un servizio di disaster recovery basato su cloud, che ora si arricchisce di nuove funzionalità e che debutta in nuove regioni geografiche (zone di disponibilità). Lo scopo essenziale di Xi Leap è quello di regalare “tranquillità” alle aziende che vogliano spostare dati e applicazioni mission critical nella nuvola o in più nuvole, che si tratti di cloud pubblico o privato. Si ragiona anche in questo caso in ottica di ambienti ibridi, perché da un unico pannello di gestione si può agire per proteggere i carichi di lavoro critici in esecuzione nel data center e nel cloud.

 

Tra le nuove funzionalità c’è il supporto per ESXi, l’hypervisor bare metal di Vmware, ma ancor più interessante per le aziende italiane è il fatto che Xi Leap nel corso del terzo trimestre sarà disponibile anche nel nostro Paese, oltre che in Germania e Giappone (attualmente lo è negli Stati Uniti e nel Regno Unito). La disponibilità in Italia sarà resa possibile grazie a un accordo  con Telecom Italia Sparkle.

 

Oltre  che nel disaster recovery, Nutanix ha introdotto una novità anche nella ricerca di vulnerabilità all’interno del cloud. In Xi Beam, un servizio Software-as-a-service per la governance del cloud, debutterà tra maggio e giugno un nuovo modulo con funzioni di conformità alla sicurezza, che identificano eventuali vulnerabilità critiche dell'infrastruttura cloud e suggeriscono come rimediare.