Il crollo di fatturato e utili non scalfisce il titolo di Nvidia. Il produttore di chip grafici ha chiuso il primo trimestre dell’anno fiscale 2020 con ricavi pari a 2,2 miliardi di dollari, in calo del 31 per cento rispetto all’esercizio precedente. L’utile netto è arretrato invece del 68 per cento, attestandosi a 394 milioni di dollari. È il secondo trimestre consecutivo di flessione per Nvidia. Malgrado numeri sicuramente non esaltanti, Wall Street ha spinto verso l’alto del 7 per cento il titolo della società, grazie a cifre superiori alle attese della vigilia (l’utile per azione è stato ad esempio maggiore di 7 centesimi). Il Ceo Jen-Hsun Huang ha parlato di “traiettoria di rialzo” e di segnali di ripresa. Nel trimestre in corso l’azienda prevede infatti ricavi per 2,5 miliardi, in calo del 19 per cento rispetto al Q2 fiscale del 2019 ma lievemente superiori rispetto alle stime degli analisti.

Malgrado Nvidia stia tentando di diversificare il più possibile le proprie classi di prodotti, spingendo soprattutto sulle soluzioni per i data center e gli autoveicoli, la dipendenza dalle Gpu per il gaming si fa ancora sentire. Questo business ha infatti portato in cassa poco più di un miliardo di dollari, per un crollo del 39 per cento anno su anno. Complessivamente, le vendite di schede grafiche si sono fermata a 2 miliardi, in calo del 27 per cento.

Secondo quanto spiegato dalla Cfo Colette Kress, in cassa sono mancati anche 289 milioni di dollari che nell’esercizio precedente erano stati generati dai prodotti per il mining di criptovalute. In terreno ampiamente negativo anche i chip mobile Tegra (meno 55 per cento), destinati all’automotive, alla Nintendo Switch e a sistemi di intelligenza artificiale.

Positiva invece la prestazione delle schede Quadro (più 6 per cento, 266 milioni), trainate dal rinnovo delle soluzioni mobile e desktop e del settore automotive (più 14 per cento, 166 milioni). Non si può dire lo stesso delle Gpu per data center, che hanno generato ricavi pari a 634 milioni di dollari: un calo del 10 per cento imputabile soprattutto al raffreddamento sul fronte dei grandi provider hyperscale.