L’antitrust italiano non ha avuto la mano leggera con Vodafone, Wind e Fastweb, mentre Tim è stato graziato. Tre multe dovute a “discriminazione dell’Iban”, cioè a un impari trattamento dei clienti in merito alla scelta delle modalità di pagamento, sono state decise dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm): 800mila euro per Vodafone, altrettanti per Wind e 600mila euro per Fastweb. A Tim è stata riconosciuta la medesima colpa, ma la società già nota come Telecom Italia si è impegnata a rimediare, ottenendo in cambio l’archiviazione del procedimento che era stato aperto nei suoi confronti.

 

Come virgolettato da Repubblica, Vodafone, Wind e Fastweb non permettevano “il pagamento dei servizi tramite domiciliazione bancaria su conti correnti accesi presso Banche aventi sede in Paesi dell'Unione Europea diversi dall'Italia, e quindi con Iban non caratterizzati dalle iniziali nazionali IT”. Gli operatori telco hanno scelto come sistema di pagamento il Seda (Sepa Electronic Database Alignment), un servizio opzionale e aggiuntivo rispetto al Sepa, usato prevalentemente da banche italiane.

 

Per i clienti di Vodafone, Wind, Fastweb e Tim questo ha significato il limite di dover addebitare le fatture a loro carico solo su conti correnti aperti in Italia e non su quelli esteri, nemmeno se aperti in Paesi dell’Unione Europea. Questa pratica rappresenta una violazione dell’articolo 9 del Regolamento europeo sui servizi di pagamento, che prevede un’armonizzazione dei servizi in tutta Europa.

 

Il motivo della “grazia” a Tim da parte dell’antitrust è che la società di telecomunicazioni ha promesso di mettersi in regola entro il mese di giugno, consentendo ai clienti la domiciliazione anche su conti correnti di banche non italiane, e dovendo poi notificare all’Agcm l’avvenuto cambiamento entro sessanta giorni.