Palo Alto Networks fa un passo da 75 milioni di dollari nel territorio dell’Internet of Things: tanto costerà alla società di sicurezza californiana l’acquisto di Zingbox, azienda anch’essa domiciliata in California (con un quartiere generale a Mountain View) ma dal Dna internazionale (ha una sede a Tokio e altre nove negli Stati Uniti). I suoi fondatori, Xu Zou, May Wang e Jianlin Zeng, entreranno a far parte di Palo Alto e, similmente, la tecnologia di Zingbox verrà integrata nell’offerta del compratore.

Ad attirare Palo Alto sono state le caratteristiche distintive dell’offerta di Zingbox, che a differenza di altre non si limita a profilare e catalogare i dispositivi IoT collegati a una rete aziendale, bensì può anche rilevare e bloccare gli attacchi informatici. Queste tecnologie saranno integrate con quelle di firewalling (Next-Generation Firewall) e di rilevamento degli attacchi (Cortex) di Palo Alto.

“La proliferazione dei dispositivi IoT nelle aziende porta i consumatori ad affrontare un enorme gap nella protezione dagli attacchi informatici”, sottolinea Nikesh Arora, presidente e Ceo di Palo Alto. “Con l’annunciata acquisizione di Zingbox offriremo per la prima volta un abbonamento ai nostri Next-Generation Firewall e alle nostre piattaforme Cortex con cui i clienti potranno guadagnare controllo, visibilità e sicurezza per i propri dispositivi connessi su larga scala”.

 Sulla base dell’accordo di acquisizione firmato, ci si attende che l’acquisizione venga completata nel primo trimestre dell’anno fiscale 2020 di Palo Alto, cioè quello cominciato ad agosto. L’anno fiscale 2019, terminato il 31 luglio, ha portato risultati apprezzabili: i ricavi hanno sfiorato i 2,9 miliardi di dollari (2,899 miliardi), con evidente incremento sul valore del fiscal year 2018 (2,27 miliardi di dollari), mentre l’utile netto è ancora in negativo ma decisamente in ripresa (– 81,9 milioni di dollari, contro i – 122,2 milioni dell’anno precedente).