Non ci sono solo le batterie degli iPhone e gli aggiornamenti di iOS tra i pensieri di Apple, né soltanto il fastidio di doversi giustificare di fronte alle istituzioni. Tra innovativi brevetti (un pennino digitale molto particolare), nuovi datacenter e progetti di acquisizione, la società di Cupertino continua a far parlare di sé, che siano notizie o semplici rumors. Partiamo dalla tecnologia: una richiesta di brevetto inoltrata ormai più di un anno e mezzo fa, nel luglio del 2016, ma emersa solo adesso descrive un dispositivo di input a forma di penna, diverso da tutti quelli già in circolazione perché consente di “creare contenuti” interagendo su “superfici non elettroniche”. In altre parole, un pennino digitale apparentemente simile alla Appen Pensil che non avrà bisogno dello schermo di uno smarphone, tablet o Pc, ma che potrà funzionare sulla base di sensori integrati nel dispositivo stesso.

Si tratta, nell'idea descritta da Apple, di “sensori di forza”, quindi di componenti capaci non solo di rilevare un contatto ma anche di distinguere tra differenti gradi di pressione. Il documento prevede di utilizzarli in vari modi, per esempio in combinazione con sensori di movimento e fotocamere, o con sensori elettromagnetici o con sistemi di triangolazione del suono. Con uno di questi schemi, la futura penna permetterà di simulare la scrittura o il disegno poggiandola sulla superficie di un tavolo, mentre il sistema di videocamere o sensori esterni ne rileva i movimenti e li riproduce sullo schermo di un computer o di un tablet. Ma sarà anche possibile utilizzarla a mezz'aria, non necessariamente in orizzontale, così da poter creare disegni e modelli tridimensionali. Tra gli esempi di dispositivi supportati, il documento include notebook, tablet, smartphone, smartwatch e lettori musicali.

 

 

 

 

Meno futuristico e più concreto è invece l'impegno dell'azienda di Cupertino in terra cinese. Vero è che, dopo i fasti del 2016, l'anno scorso le vendite di iPhone in Cina hanno risentito della concorrenza locale e di una generale stanchezza del mercato, ma è altrettanto vero che un territorio tanto vasto e tecnologicamente affamato merita il “bis”. Secondo quanto riportato da Xinhua, una delle principali agenzie stampa cinesi, Apple sta pianificando di affiancare una seconda infrastruttura a quella inaugurata l'anno scorso a Guizhou, nel sud del Paese.

Il nuovo datacenter sarà collocato invece a nord, nella regione autonoma della Mongolia Interna e più precisamente vicino alla città-prefettura di Ulaan Chab, e al pari di quello di Guizhou sarà deputato alla fornitura di servizi cloud per l'utenza cinese. L'inizio delle operazioni è previsto per il 2020. Per la notizia, non confermata da Apple, l'agenzia stampa cita fonti governative.

La settimana della Mela è movimentata anche dalla discussione su Shazam Entertainment, la società britannica autrice dell'omonima applicazione di riconoscimento di brani musicali. La volontà di investire 400 milioni di dollari nell'acquisizione, magari per integrare il servizio all'interno di Apple Music, potrebbe però scontrarsi con il parere dell'antitrust europeo. Secondo quanto riferito dal Wall Street Journal e confermato da Reuters, infatti, sette Paesi hanno chiesto alla Commissione Europea di valutare se l'accordo possa comportare una distorsione della libera concorrenza. L'autorità antitrust austriaca e, a ruota, le sue omologhe in Italia, Francia, Spagna, Norvegia, Svezia e Islanda hanno quindi chiesto alla Commissione di prendere in mano il dossier ed esprimere un parere. Si aprono ora diversi scenari: l'autorità Ue potrebbe approvare l'offerta così come tracciata, sottometterla ad alcune condizioni oppure, in caso di timori antitrust più marcati, aprire un'indagine.