Nell’odierno mondo digitale, non solo i dati sono al centro praticamente di ogni processo, ma i confini fra on-premise e cloud pubblico si vanno facendo sempre più sfumati. Questa combinazione di fattori sta portando a cambiamenti magari un po’ silenti, ma molto significativi nei segmenti dell’offerta It che con i dati hanno più direttamente a che fare.

Lo storage è uno dei comparti dove si sta assistendo a questa graduale, ma molto precisa evoluzione. L’era della costante e progressiva aggiunta di dispositivi per supportare la necessità di immagazzinare quantità crescenti di informazioni sta ormai segnando il passo e le aziende sono in cerca di soluzioni che riescano nel miglior modo possibile a combinare grandi capacità, tecnologie all’avanguardia, sicurezza e modelli di vendita flessibili.

Si spiega così la crescita di un’azienda come Infinidat, che si sta facendo spazio in un mercato fin qui controllato soprattutto da alcuni player molto consolidati, con una proposizione costruita sulla combinazione di un’architettura ibrida per la propria offerta e di un modello di business di tipo software-defined, dove si può decidere di acquistare dei box, ma anche della pura capacità on-demand o una soluzione a canone mensile per un tempo di utilizzo che può essere anche molto limitato. Dal punto di vista architetturale, la principale innovazione introdotta riguarda la capacità di acquisire i dati e scomporli in quattordici sezioni, alle quali se ne aggiungono due di parità. In pratica, avviene una ripartizione su sedici dischi e, in questo modo, si riducono i rischi di blocco e si ottimizzano le prestazioni complessive del dispositivo di storage.

Su questa base, Infinidat ha costruito la prima fase del proprio sviluppo, che oggi ha portato a un rilascio complessivo pari a 4 exabyte di dati. Oggi, però, è in corso una trasformazione, che sta portando l’aziende sempre più a proporsi come una sorta di storage service provider, in grado di indirizzare specifiche esigenze delle aziende con una proposta modulare e flessibile, installabile on-premise o fruibile as-a-service.

Un caso esemplificativo riguarda l’evoluzione del disaster recovery: “Come l’abbiamo conosciuto fino a oggi, possiamo considerarlo un tema morto”, annuncia il Cto europeo della società, Eran Brown. “Nessuno è più disposto ad aspettare per tutta la durata necessaria a un ripristino completo. E questo porta a un cambiamento radicale del modo di affrontare il problema. Non è più sufficiente pianificare il “dopo”, serve programmare in partenza in modo lungimirante. Le aziende devono evolversi e procedere verso un’infrastruttura di dati che possa supportare il ripristino in tempo reale, senza aggiungere altri livelli al suo interno”.

Eran Brown, Cto Europe di Infinidat

 

Il consolidamento sul mercato italiano

Le soluzioni di Infinidat seguono la necessità di molte realtà di supportare l’always on in modo costante e tempestivo: “Possiamo concentrare in un singolo box fino a 4.3 Pb di dati, che diventano 10 effettivi, riuscendo così a sostituire i diversi dispositivi ancora oggi presenti nelle infrastrutture”, sottolinea Donato Ceccomancini, sales manager di Infinidat Italia. “Inoltre, il nostro vantaggio competitivo sta nell’intelligenza integrata nello storage, utile per ottenere performance simili a quelle dei dispositivi all-flash, superando il limiti di questi ultimi in termini di costi e utilizzo in parallelo, per esempio, all’encryption end-to-end”.

In Italia, la presenza diretta è attiva da circa tre anni, ma esiste un rapporto consolidato con i due distributori di riferimento, Tech Data e Arrow: “Non abbiamo intenzione di utilizzare il canale diretto, anzi svilupperemo relazioni con qualche altro partner interessato a lavorare con noi”, puntualizza Daniela Miranda, regional sales director per il Sud Europa. “Telco e service provider rappresentano per noi il mercato di maggior rilevanza e abbiamo referenze importanti, come Engineering per le infrastrutture di Pont St. Martin e Torino. Siamo ben posizionati anche sul mercato finanziario, con clienti come Cedacri e Tas, mentre un settore in espansione è quello della ricerca scientifica, dove già lavoriamo con realtà come l’Istituto di Oncologia Molecolare dello Ieo di Milano. Ci vogliamo espandere anche verso la fascia media delle aziende, perché le nostre soluzioni richiedono una necessità di consolidamento di almeno 150 Tb di dati, ma si tratta di un volume, di questi tempi, prodotto anche da realtà non troppo complesse”.