Le vendite fiacche di smartphone potrebbero costringere Samsung e rivedere i propri piani produttivi. Secondo Reuters, il colosso sudcoreano starebbe valutando la chiusura di uno dei propri impianti in Cina, la fabbrica di Tianjin, città nel nord del Paese. Controllata dalla filiale locale Tianjin Samsung Telecom Technology, la struttura realizza ogni anni circa 36 milioni di cellulari ricorrendo a una forza lavoro fino ad oggi considerata a buon mercato. Ma l’aumento dei salari medi nel Dragone, unito a performance di vendite deludenti, stanno spingendo il chaebol a “concentrarsi sulle attività che aumentano la competitività e l’efficienza”, come dichiarato dall’azienda all’agenzia. Tradotto, significa che l’impianto potrebbe essere dismesso o riconvertito per realizzare altri prodotti. Al momento, seppure Samsung abbia ammesso che il mercato dei cellulari non stia passando un buon momento, non ci sono conferme ufficiali da parte del vendor sul futuro di Tianjin.

Ma è sufficiente consultare pochi numeri per capire come in Cina il colosso dell’elettronica non se la stia passando bene. Appena cinque anni fa il chaebol poteva contare su un market share del 20 per cento, crollato però nel 2018 a meno dell’uno per cento. I desideri di espansione di Samsung sono infatti stati efficacemente contrastati da player locali diffusi ormai globalmente, come Huawei e Xiaomi, e dalla miriade di aziende sconosciute in occidente che producono smartphone a prezzi stracciati.

Vendite in netta flessione e aumento del costo del lavoro avrebbero così portato alla formazione di una classica tempesta perfetta, che rischia di travolgere il business di Samsung sul suolo cinese. Un Paese dove la società sudcoreana è presente con un secondo impianto, a Huizhou, ma che nel tempo è via via diventato secondario dal punto di vista della produzione. I maggiori investimenti il chaebol li sta infatti facendo in India, dove a luglio ha inaugurato la più grande fabbrica di smartphone del mondo, e in Vietnam.

Ma, nonostante questo graduale “passaggio di consegne”, le linee cinesi rimangono comunque fondamentali. La struttura di Huizhou produce ogni anno circa 72 milioni di dispositivi mobili. I campanelli di allarme che arrivano dal Dragone non significano ovviamente la fine del gigante sudcoreano, che rimane tuttora il leader di mercato, ma potrebbero convincere il management della compagnia ad accelerare gli investimenti in altri settori, come l’intelligenza artificiale e il 5G, su cui la multinazionale ha già deciso di scommettere centinaia di miliardi di dollari.