Nelle ultime scelte di Facebook e di Google si incrociano due tendenze del momento: l'attenzione alla privacy e l'accento sulla dimensione “locale” del villaggio globale 2.0. Due tendenze non così nuove, specie la prima delle due, ma che sembrano destinate a diventare più evidenti sui social network e sul Web nei mesi a venire. Sarà l'avvicinarsi della scadenza del Gdpr, il nuovo regolamento europeo sul trattamento dei dati personali, che dovrà essere recepito dalle aziende degli Stati membri entro il 25 maggio prossimo; o sarà la paura di malcontenti, come quello dello studente austriaco Max Schrems in merito al trasferimento di dati verso gli Stati Uniti (con tanto di class action scampata per sentenza della corte di giustizia Ue); o, ancora, la volontà di apparire credibili e affidabili, dopo l'affare Russiagate. Fatto sta che Facebook ha promesso a breve il lancio di un nuovo centro per la privacy, da cui gli utenti potranno gestire in modo più completo le impostazioni dei loro account, capire come concedere o negare informazioni alle aziende inserzioniste pubblicitarie, e capire che cosa accade quando un account viene cancellato.

Non è tutto. Solo oggi per la prima volta l'azienda ha esplicitato quali siano le regole con cui tratta I dati dei suoi oltre due miliardi di iscritti, e lo ha fatto cercando di dipingersi come un pilastro della privacy online invece che come una minaccia. Nel post dedicato al tema si spiega come ottenere visibilità e controllo sui contenuti condivisi e si ribadisce cheintegriamo la privacy nei prodotti di Facebook con l'assistenza di esperti in settori quali quello delle leggi sulla protezione dei dati e sulla privacy, la sicurezza, il design, la progettazione, la gestione dei prodotti e le politiche pubbliche”.

L'azienda di Mark Zuckerberg, dunque, dovrà rispettare alcune delle regole previste dal Gdpr, come quella della conservazione “minima” e minimalista dei dati: solo quelli che servono davvero non devono essere cancellati. A chi si iscrive, comunica e mette le proprie vite su Facebook vanno poi garantite la massima sicurezza per i propri dati, la libertà di cancellarli in qualsiasi momento e la trasparenza su eventuali violazioni informatiche e hackeraggi (da comunicarsi entro 72 ore dalla scoperta). “I nostri sistemi di sicurezza vengono eseguiti milioni di volte al secondo per intercettare automaticamente le minacce e rimuoverle ancora prima che arrivino fino a te”, sottolinea l'azienda, ricordando la possibilità di usare l'autenticazione a due fattori come misura di protezione aggiuntiva.

Dalla sezione dedicata alla normativa sui dati si colgono altri dettagli. Facebook raccoglie contenuti e informazioni forniti dall'utente o quando viene creato un account o quando, semplicemente, si usa il social network per caricare un'immagine o condividere qualcosa; raccoglie informazioni sullle pagine visualizzate, sulla frequenza d'uso dei social, sulle attività preferite, sui luoghi da cui la persona si connette o fa acquisti online; e raccoglie, anche, dati sugli individui e sui gruppi che interagiscono con un iscritto alla piattaforma (condividendo una foto con un tag o inviando un messaggio, per esempio), nonché sui dispositivi usati per accedere al social network.

I dati relativi ai dispositivi sembrerebbero quelli meno rilevanti, e invece sono utili a Facebook per ottimizzare la proposta di contenuti e servizi in base alla risoluzione dello schermo, alla versione del sistema operativo, alla lingue di default, al fuso orario e via dicendo. Un'attività che in passato ha creato qualche grattacapo al social network è, invece, la raccolta di informazioni da applicazioni o siti terzi, legati ai servizi di Facebook o contenenti i plugin necessari a commentare o a esprimere dei “like”: “Raccogliamo le informazioni quando visiti o usi siti Web e app di terzi che usano i nostri Servizi (ad esempio quando presentano il pulsante "Mi piace" o l'accesso tramite Facebook o usano i nostri servizi pubblicitari e di misurazione). Si tratta delle informazioni sui siti Web e sulle app che usi, sull'utilizzo dei nostri Servizi in questi siti Web e app e delle informazioni che lo sviluppatore o editore dell'app o del sito Web forniscono a te o a noi”. Se vi piace, così è, sembra di leggere fra le righe.

 

Fatta chiarezza, e in attesa del nuovo luogo virtuale dedicato alla gestione della privacy, Facebook prosegue nel percorso di evoluzione immaginato per il News Feed, cioè per la principale modalità di contatto con social network. Come promesso da Mark Zuckerberg, dopo i cambiamenti relativi alla composizione qualitativa degli aggiornamenti (più spazio ad amici e parenti, meno agli annunci delle aziende) e dopo l'avvio di nuovi metodi anti-bufala, in questi giorni si comincia a mettere in pratica un criterio più accentuato di rilevanza geografica.Da oggi”, ha spiegato Zuckerberg, “inizieremo a mostrare un maggior numero di notizie prodotte da fonti locali della vostra città o paese. Se seguite un editore locale o se qualcuno condivide una notizia locale, questo potrebbe avere maggior risalto nel News Feed. Cominceremo inizialmente dagli Stati Uniti, ma con l'obiettivo di espandere tutto questo ad altri Paesi nel corso dell'anno”.

 

 

 

 

La notizia segue di poche ore quella di Bulletin, una nuova piattaforma presentata da Google e al momento in fase di sperimentazione. Si tratta sostanzialmente di un'applicazione che mette insieme informazione giornalistica e dinamiche social, consentendo a chiunque di pubblicare notizie e segnalazioni di eventi legati al proprio territorio di appartenenza. L'obiettivo duplice è quello di dare visibilità a fatti che altrimenti non troverebbero spazio o si perderebbero nel mare del Web, evitando allo stesso tempo la proliferazione di fake news. Una volta pubblicate sulla piattaforma (anche semplicemente tramite smartphone), le notizie e gli eventi possono essere trovati all'interno di Bulletin, nel motore di ricerca di Google, sui social network o attraverso link scambiati via chat.