Privacy, controllo, trasparenza sul modo in cui i dati gli utenti vengono raccolti e conservati. Non se ne è mai discusso tanto come nell’ultimo anno, sull’onda di scandali come quello di Cambridge Analytica, e oggi Facebook più di tutti sta tentando di ricostruirsi una nuova immagine (forse poco credibile) di paladino della privacy. Sebbene nessun colosso del Web possa rinunciare alla monetizzazione dei dati, aziende come Microsoft e Google stanno introducendo alcune modifiche nei propri software e servizi, tese a offrire agli utenti maggior controllo sui dati e maggiore trasparenza.

 

Le novità annunciate da Microsoft riguardano il modo in cui le applicazioni di Office raccolgono e utilizzano i dati prodotti dalle interazioni dell’utente con i browser di navigazione Web e con il cloud.  D’ora in poi i dati raccolti dai principali servizi della società di Redmond saranno tutti suddivisi in due categorie: “richiesti”, cioè obbligatori, e “opzionali”. Nel primo gruppo rientrano i dati necessari a far funzionare il browser, i servizi cloud, il rilascio di aggiornamenti e patch e i servizi di diagnostica, come per esempio le specifiche di una connessione Internet o di un modello di dispositivo. Sono considerati opzionali, invece, i dati non essenziali per il funzionamento di un servizio, ma che possono contribuire a migliorarlo e personalizzarlo con suggerimenti di editing, configurazioni o funzionalità, oppure statistiche.

 

Mentre la raccolta di dati “richiesti” non può essere disabilitata, per quelli “opzionali” la scelta è a discrezione dell’utente, che potrà concederla o negarla a seconda delle proprie preferenze e necessità d’uso delle applicazioni, e che potrà cambiare idea in qualsiasi momento. Accettando di collegare le applicazioni di Office 365 al cloud, per esempio, ci si assicura che i documenti siano sempre protetti e accessibili da qualsiasi dispositivo nelle versioni più aggiornate. Rientrano nella categoria degli “opzionali”, per esempio, le immagini inserite dall’utente in documenti Word o diapositive di PowerPoint: analizzandole, Microsoft può suggerire come migliorare la visualizzazione in caso di applicazioni lente.

 

Microsoft, inoltre, si è impegnata a produrre report semestrali che documentino le modalità di raccolta, le tipologie di dati coinvolte ed eventuali cambiamenti: saranno pubblicati online all’indirizzo privacy.microsoft.com.

 

Più a sud di Redmond, a Mountain View, un altro colosso tecnologico ha annunciato qualche cambiamento relativo a privacy e controllo sui dati. Nei servizi di Google debuttano funzioni di gestione della cancellazione automatica dei dati di cronologia, sia quella del browser sia quella dell’uso di Maps, motore di ricerca, YouTube. Eliminare questo genere di dati era già possibile, naturalmente, ma per farlo era necessario entrare nel menu delle impostazioni dell’account Google e cancellare manualmente la cronologia dell’ultima ora, giorno, settimana o più.

 

 

A breve, invece, sarà possibile in alternativa impostare un “timer”: dai tre ai 18 mesi, oltre i quali tutti i dati di cronologia precedenti verranno cancellati in automatico dall’account. La novità debutterà gradualmente all’interno dei servizi Google, cominciando nelle prossime settimane dai dati di geolocalizzazione, dalla cronologia di Chrome e da quella delle app.