“Abbiamo bisogno di un ruolo attivo di governi ed enti regolatori. Aggiornando le leggi su Internet possiamo salvaguardarne il meglio: la libertà per le persone di esprimere sé stesse e per gli imprenditori di creare cose nuove, proteggendo al tempo stesso la società da danni maggiori”. Mark Zuckeberg getta il cuore oltre l’ostacolo e ammette pubblicamente, per la prima volta, che i colossi dell’hi-tech da soli non possono salvare il Web da quell’involuzione già denunciata da uno dei suoi “padri”, Tim Berners-Lee. In un articolato editoriale ospitato sul Washington Post, il creatore di Facebook ha chiesto che il legislatore si faccia carico della responsabilità di normare in modo più rigoroso quattro aspetti che riguardano direttamente anche la rete: contenuti dannosi, integrità delle elezioni, privacy e portabilità dei dati.

Per quanto riguarda il primo punto, Zuckerberg ammette che la propria azienda ha la responsabilità di “proteggere le persone” che utilizzano i suoi servizi. “Questo significa decidere quali contenuti sono etichettabili come propaganda terroristica, come hate speech o altro. Continuiamo a rivedere le nostre policy in collaborazione con esperti del settore, ma con le nostre dimensioni faremo sempre degli errori e prenderemo decisioni contrarie al volere popolare”.

Per questo, Facebook chiede sostegno ai governi, mentre continua comunque a lavorare in autonomia per migliorare il proprio ecosistema. Dopo aver assunto altre migliaia di dipendenti per la revisione dei contenuti, l’azienda sta creando un’entità indipendente “per consentire alle persone di appellarsi le nostre decisioni”. L’obiettivo è evitare l’accusa di censura. “Stiamo anche collaborando con diversi Paesi, inclusi funzionari francesi, per garantire l’efficacia dei nostri sistemi di revisione”.

Zuckerberg ammette quello che è ormai sotto gli occhi di tutti: è impossibile rimuovere tutti i contenuti impropri che circolano sul Web. Ma forse, con un approccio condiviso fra Stati e provider, la situazione potrebbe migliorare. “Si potrebbero creare entità indipendenti che definiscano degli standard per regolare la distribuzione di contenuti dannosi e per misurare le stesse aziende” in base alla loro capacità d’azione, ha aggiunto il Ceo. “La regolamentazione potrebbe porre delle linee guida su quello che è effettivamente proibito e obbligare le società a progettare sistemi capaci di mantenere al minimo la circolazione di contenuti impropri”.

 

 

Più trasparenza sulle campagne elettorali

Il secondo punto riguarda le elezioni. Il colosso di Menlo Park ha già intrapreso azioni per aumentare la trasparenza della pubblicità politica veicolata sulle proprie piattaforme, in vista del rinnovo del Parlamento europeo di fine maggio. “Però, non è sempre facile capire quanto un’inserzione ha uno sfondo politico”, spiega Zuckerberg. “Le nostre tecnologie sarebbero molto più efficaci se il regolatorio creasse degli standard comuni per verificare l’identità di candidati e partiti politici”.

Il Ceo sottolinea come le leggi sulle pubblicità politiche si concentrino il più delle volte sui candidati e sulle elezioni, con alcune norme che entrano in vigore soltanto all’avvicinarsi dell’appuntamento (come la par condicio italiana), mentre altre sono sempre attive. È invece difficile trovare leggi che affrontino il tema dei macrotemi che, spesso, sono i più divisivi (come per esempio la questione dell’immigrazione). “Crediamo che si debba intervenire per far riflettere alle norme i reali pericolo di oggi e per definire standard comuni a tutto il settore”.

 

Maggior privacy e libertà di movimento dei dati

Nel terzo punto del proprio editoriale, il creatore di Facebook elogia il Gdpr europeo, chiedendo che anche altri Paesi adottino un framework di questo genere (nel modo più condiviso possibile) per tutelare i dati personali. È forse questo il tema più spinoso, in quanto il social network blu fino ad oggi non è stato assolutamente in grado di gestire in modo trasparente le preziose informazioni fornite dagli utenti, anche se Zuckerberg sembra fare nuovamente mea culpa.

Le nuove regole dovrebbero infatti stabilire una modalità per inchiodare aziende come Facebook alle proprie responsabilità nel caso vengano commessi degli errori. Infine, il numero uno di Menlo Park chiede maggiori garanzie sul principio della portabilità dei dati. “Se condividete informazioni con un servizio, dovreste essere in grado di spostarle su un altro”, ha concluso Zuckerberg. “In questo modo si dà alle persone possibilità di scelta e agli sviluppatori la capacità di innovare e competere”.