Non si placa la tempesta mediatica su Facebook. Nel giorno dell’attuazione del nuovo regolamento europeo sulla privacy (Gdpr), il social network è stato pesantemente accusato dall’ex startup statunitense Six4Three di aver raccolto dati su utenti e contatti in modo fraudolento, per utilizzarli poi a scopo commerciale. La piccola azienda ha depositato una denuncia formale presso la superior court di San Mateo, in California, accusando la creatura di Mark Zuckerberg di aver passato al setaccio anche le informazioni di persone non iscritte alla piattaforma. Una vera e propria sorveglianza di massa, che il colosso di Menlo Park ha subito bollato come “senza fondamenta”. I nuovi documenti depositati in tribunale, che comprenderebbero anche alcuni scambi di email fra Zuckerberg e top manager, sono parte di una causa legale intentata da Six4Three nel 2015 per l’app Pikinis, non più accessibile dal 2015.

L’applicazione consentiva di trovare in automatico le foto in bikini degli amici sul social network. Ma tre anni fa, in seguito alle restrizioni sulle Api apportate da Facebook (uno dei punti centrali dello scandalo Cambridge Analytica), agli sviluppatori di terze parti fu impedito di accedere a questi tipi di dati. Six4Three, che ha ormai cessato le proprie operazioni, decise allora di citare in giudizio la società di Menlo Park per aver danneggiato il proprio modello di business.

I nuovi documenti depositati, però, non sono disponibili per l’opinione pubblica perché il tribunale di San Mateo ha deciso di secretarli su richiesta dello stesso social network. Nei file, oltre alle mail scambiate dagli executive di Facebook, sarebbero descritti anche i metodi utilizzati dall’azienda per la raccolta di informazioni. La compagnia avrebbe continuato a esplorare nuovi modi per tracciare la localizzazione degli utenti, leggere i loro messaggi, accedere ai microfoni degli smartphone, monitorare l’utilizzo di app concorrenti e rilevare le telefonate.

“Si tratta di asserzioni completamente false […]. Abbiamo già spiegato che daremo battaglia in questa causa legale e che faremo di tutto per proteggere i dati degli utenti”, ha spiegato un portavoce di Facebook.