“Non sono un grande sostenitore della regolamentazione. Credo fermamente nel mercato libero, ma devo anche riconoscere quando questo non funziona. Ed è questo il caso: penso che sia ormai inevitabile un certo livello di regolamentazione”. Parole e pensieri di Tim Cook, Ceo di Apple, durante un’intervista rilasciata ad Axios e trasmessa su Hbo. L’amministratore delegato della Mela ha parlato più o meno a ruota libera di diversi argomenti: dal sempre più importante argomento della privacy alla parità di genere nella Silicon Valley. Il trattamento dei dati personali è stato però centrale ed è qui che Cook ha invocato un certo livello di regolamentazione da parte del legislatore, puntando il dito contro il libero mercato che finora ha fallito nel proteggere le informazioni degli utenti.

“Ma non si tratta di scegliere tra privacy e profitto o tra privacy e innovazione tecnologica”, ha aggiunto il manager, facendo un appello al Congresso affinché legiferi in fretta su questo argomento, in modo che sostenibilità del business e tutela di alcuni diritti fondamentali dei cittadini possano convivere. Non è sicuramente un buon momento sul fronte della privacy per i colossi hi-tech.

Google, ad esempio, è stata criticata per i propri esperimenti su una versione cinese del proprio motore di ricerca. I fatti che hanno interessato Facebook, da Cambridge Analytica in poi, sono noti a tutti. La stessa Apple due anni si è duramente scontrata con l’Fbi, rifiutandosi di inserire backdoor o software spia nei propri dispositivi per favorire le indagini antiterrorismo. I giganti della Silicon Valley sono quindi sempre più al centro dell’attenzione, dopo aver agito in modo indisturbato per anni.

Una libertà garantita da leggi non adeguate ai nostri tempi, che hanno permesso alle multinazionali tecnologiche di innovare velocemente e di fare grandi profitti. Spesso, però, a spese della privacy dei singoli utenti. Comunque, Cook si è detto “agnostico” sui possibili risvolti negativi della tecnologia: “Non è buona o cattiva a prescindere, dipende dagli scopi per cui è creata. E spesso chi sviluppa non ha intenzione di fare del male, ma semplicemente non è possibile prevedere alcuni aspetti maligni”.