Pecunia non olet, solitamente, ma a volte i principi (e la reputazione) prevalgono, come nella scelta di Google di non vendere i propri servizi cloud e le proprie tecnologie di intelligenza artificiale al Pentagono. La società del gruppo Alphabet ha fatto sapere di non volersi candidare come fornitore per Jedi, acrononimo di Joint Enterprise Defense Infrastructure, un progetto di innovazione tecnologica da 10 miliardi di dollari: tanto il Dipartimento della Difesa intende investire per rinnovare la propria infrastruttura informatica. “La fondamenta dell'iniziativa”, ha detto Heather Babb, una portavoce del ministero, “è di razionalizzare il numero di reti, data center e cloud attualmente esistenti nel Dipartimento”.

Non è previsto, sulla carta, nessun diretto coinvolgimento dei vendor in iniziative “militari”, ma proabilmente a Mountain View è bastato il ricordo delle polemiche scoppiate per Project Maven. L'iniziativa in cui si sperimentavano sui droni del Pentagono le tecnologie di Tensor Flow, la libreria di algoritmi di machine learning open source di Google, aveva attirato critiche esterne ma anche causato la protesta di migliaia di dipendenti dell'azienda, spingendo quest'ultima a non rinnovare il contratto. Ora, riferisce Bloomberg, la società di Sundar Pitchai ha scelto di rinunciare alla possibilità di un nuovo, succulento contratto pluriennale, che potrebbe prolungarsi per un intero decennio.

Un portavoce ha dichiarato che “non siamo in lizza per Jedi perché, in primo luogo, non hanno potuto assicurarci che il contratto sarebbe stato in linea con i nostri Principi di Intelligenza Artificiale”. In secondo luogo, ha proseguito il portavoce, “abbiamo stabilito che alcune parti del contratto non rientravano nell'ambito delle nostre certificazioni governative”. Google, in ogni caso, non ha interrotto le sue collaborazioni con le istituzioni ma sta “lavorando per supportare in molti modi il governo statunitense con il cloud”.

 

Ma il problema è anche un altro. Il governo intende appoggiarsi a un unico vendor tecnologico, un approccio “vantaggioso perché, fra le altre cose, migliora la sicurezza e l'accesso ai dati e semplifica per il Dipartimento la possibilità di adottare e usare servizi cloud”, ha sottolineato la portavoce Babb. (È comunque previsto che il Pentagono, al di fuori di questo progetto, conservi con diversi vendor le relazioni di fornitura già in corso). “Se il contratto fosse stato aperto a più fonitori avremmo proposto una soluzione interessante per una parte di esso”, ha detto il portavoce della società del gruppo Alphabet. “Google Cloud riente che un approccio multi-cloud sia nel migliore interesse delle agenzie governative, perché consente di scegliere la giusta nuvola a seconda del workload”. Dichiarazione curiosa, per un'azienda che ambisce a competere tra i colossi dei servizi cloud in tutte e tre i segmenti di mercato (infrastruttura, piattaforma e servizi) accanto ad Amazon Web Services, Microsoft Azure e Alibaba.

E proprio Amazon e Microsoft (per evidenti ragioni, non Alibaba) sono tra le aziende in lizza per Jedi. Oltre a loro, hanno presentato la propria candidatura anche Oracle e Ibm. In competizione per ottenere il contratto, i vendor stanno lanciando e rilanciando le proprie offerte pur nella convizione diffusa – sottolinea Tech Crunch, che a spuntarla sarà la società di Jeff Bezos. Nel 2013 Aws ha firmato con la Cia un conratto da 600 milioni di dollari, diventando il fornitore di cloud privato dell'agenzia di intelligence.