Uno a zero per Amazon. La partita di Project Jedi (Joint Enterprise Defense Infrastructure) sarà ancora lunga, ma intanto la società di Jeff Bezos mette a segno un punto ai danni di Donald Trump nella contestazione contro la scelta di Microsoft per l’appalto da 10 miliardi di dollari del Pentagono. Da mesi Amazon sta criticando, con le dichiarazioni e con le mozioni, la procedura che lo scorso ottobre ha condotto il Dipartimento della Difesa a selezionare il cloud di Azure, anziché quello di Aws, per un progetto pluriennale di ammodernamento infrastrutturale che frutterà al fornitore, appunto, 10 miliardi di dollari. 

 

Tale procedura secondo l’accusante è stata viziata dalle pressioni della Casa Bianca, il cui inquilino è notoriamente avverso alle posizioni editoriali del Washington Post, testata posseduta da Bezos. A detta di Amazon, la gara sarebbe stata influenzata da “chiare mancanze, errori e un innegabile pregiudizio”, e ci sarebbe una “evidente e lunga lista di interferenze del presidente Donald Trump negli acquisti di Jedi”. Oltre al danno subito in prima persona, la società contesta l’ingerenza di un presidente che ha condizionato progetti e budget di un ministero “per conseguire i propri fini personali e politici”.

 

L’ultimo capitolo della vicenda è il pronunciamento emesso da Patricia Campbell-Smith, giudice della Corte delle controversie federali degli Stati Uniti, a cui Amazon si era rivolta. La corte ha ordinato di interrompere temporaneamente tutte le attività del progetto Jedi, in attesa che la questione venga risolta sul piano legale. Il giudice ha però anche imposto ad Amazon di versare 42 milioni di dollari in un deposito a copertura dei danni nel caso si dimostri poi che il blocco non era necessario. 

 

 

Robert Carver, colonnello portavoce del Pentagono, ha criticato una decisione che ha “rallentato inutilmente la realizzazione della strategia di modernizzazione del Dipartimento della Difesa”.  Microsoft ha commentato la decisione del giudice esprimendo fiducia: “Crediamo i fatti dimostreranno che è stato condotto un procedimento dettagliato, approfondito e corretto per determinare che Microsoft soddisfaceva al meglio le necessità dell’esercito”.

 

Per ora, dunque, non è detto che la commessa venga sottratta ad Azure, ma la decisione segna un importante riconoscimento per Amazon: il fatto che effettivamente ci sia il bisogno di andare a fondo nella questione. Nella mozione presentata alla Us Court of Federal Claims l’azienda chiede addirittura di chiamare a deporre Donald Trump, l’attuale segretario alla difesa Mark Esper e il suo predecessore James Mattis. Si preannuncia dunque uno scontro legale non da poco tra Amazon e Microsoft, scontro che echeggerà quello fra i rispettivi cloud pur mescolandosi a più nebulose questioni politiche.