Oggi decine di account Twitter di tutto il mondo sono stati hackerati per essere utilizzati come megafono della propaganda turca in vista del referendum del prossimo 16 aprile, data in cui il popolo del Paese euroasiatico sarà chiamato a decidere se trasformare di fatto l’impianto dello Stato in Repubblica presidenziale, aumentando sensibilmente i poteri del presidente Recep Tayyip Erdoğan. Tra i profili Twitter hackerati risultano quelli di Parlamento Europeo, Unicef Usa, Bbc Nord America, Amnesty International, Forbes, Italo, Ministero della Sanità britannico e addirittura del pugile Floyd Mayweather. Al momento non è stata fatta alcuna rivendicazione.

I tweet pubblicati in mattinata (gli account sono poi stati rimessi al sicuro) sono corredati da svastiche e da hashtag come #Nazialmanya e #Nazihollanda, oltre che da un link a un video Youtube con diversi spezzoni di un intervento di Erdoğan al Forum di Davos del 2009. I riferimenti degli hashtag, decisamente espliciti, richiamano alle tensioni di questi giorni fra Turchia, Paesi Bassi e Germania.

I due Paesi europei non hanno infatti voluto concedere a Erdoğan il permesso per tenere comizi politici sul proprio suolo: il discusso leader turco sta cercando sostenitori tra la popolosa comunità di connazionali all’estero, per convincerli ad approvare la propria riforma costituzionale. Come risposta, Ankara ha vietato all’ambasciatore olandese di rientrare su suolo turco e ai voli diplomatici provenienti dai Paesi Bassi di attraversare il proprio spazio aereo.

 

Uno dei tweet rilanciati dal profilo di Amnesty International

 

Al momento non è noto il bug che ha portato alla violazione dei profili Twitter, ma sembra che molti di essi si avvalessero dei servizi della società olandese Twitter Counter, specializzata nell’analisi dei dati del social network azzurro. L’azienda, che dichiara di avere oltre due milioni di utenti, è stata attaccata anche lo scorso novembre, con esiti di spam analoghi.

Contattato da The Verge, un portavoce di Twitter Counter ha spiegato che la compagnia “è al corrente della situazione e ha avviato un’indagine. Prima di trarre le conclusioni, abbiamo già adottato delle contromisure per contenere questo genere di abusi, sempre che il nostro sistema ne sia responsabile, sia bloccando la possibilità di twittare sia cambiando tutte le chiavi” di sicurezza. Il portavoce ha aggiunto che l’azienda non conserva le password degli account Twitter né i numeri delle carte di credito.