Un punto interrogativo pende ancora sul destino della net neutrality negli Stati Uniti: lo Stato di Washington ha appena approvato una personale legge che ripristina il principio della neutralità della rete, recentemente abolito dalla Federal Communications Commission. Un principio secondo cui, lo ricordiamo, i servizi di connettività Internet non devono viaggiare su corsie preferenziali per chi è nelle grazie del provider (perché paga di più o è un'azienda partner) e viceversa non devono rallentare ad arte il flusso di dati per chi invece non lo è. In altre parole, secondo questo punto di vista l'unico limite alla velocità di Internet può essere l'infrastruttura stessa, non certo una pratica commerciale.

 

Tradotta in legge nel 2015 sotto la spinta del gonverno di Barack Obama, la net neutrality a fine 2017 era stata cancellata dalla Fcc, per volontà repubblicana, marcando ancora una volta la diversità di vedute fra Donald Trump e il precedente inquilino della Casa Bianca. Questa mossa aveva fatto contenti i provider di servizi di telecomunicazione e connettività, come Verizon e AT&T, aprendo per loro nuove possibilità di profitto, mentre non era piaciuta a moltissimi operatori del Web (Google, Amazon, Netflix, Twitter, per citarne alcuni) e cittadini.

 

Qualche giorno fa Foursquare, Etsy, Expa, Shutterstock, Kickstarter e Automattic (la proprietaria della piattaforma WordPress) si sono uniti in un'iniziativa no-profit chiamata Coalition for Internet Openness per chidere alla Court of Appeals del District of Columbia Circuit di rivalutare la decisione della Fcc.

 

Quasi contemporaneamente, lo Stato di Washington questa settimana ha approvato una propria legge sulla net neutrality, ripristinando tale principio. E iter legislativi analoghipotrebbero essere intrapresi da molti altri Stati della federazione, tra cui California, Connecticut, Maryland, Montana, Stato di New York e Oregon. Ma c'è un problema: per le questioni interstatali riguardanti l'economia, la Costituzione Usa stabilisce il principio della sovranità delle leggi federali su quelle dei singoli Stati. E dunque questi ultimi, in caso di approvazione di un testo che ripristina la net neutrality, rischiano di essere citati in giudizio dai provider di telecomunicazione con la duplice accusa di aver violato sia una decisione della Fcc sia la Costituzione.

 

Sul tema continua a esserci discordanza di vedute e di interessi. Al Mobile World Congress di Barcellona appena terminato, il direttore della Fcc Ajit Pai ha difeso la scelta dello scorso dicembre, argomentando come solo in assenza di net neutrality si possa favorire l'innovazione di infrastrutture e servizi, a partire dalle reti mobili. “Per realizzare la promessa del 5G abbiamo bisogno di reti intelligenti, non di tubi vuoti”, ha detto il fedelissimo di Donald Trump. Ben diversa l'opinione di Andrus Ansip, vice president della Commissione europea per il digital single market, secondo cui “la net neutrality è uno dei pilastri dell'innovazione digitale”.