Mai come in questo momento Qualcomm (e con lei le aziende che sviluppano e vendono chip, ma anche smartphone e apparati di rete) è impaziente di raccogliere i frutti del 5G. Ora attraversa un momento di transizione, in cui la domanda di prodotti 4G rallenta e quella per la tecnologia di nuova generazione non è ancora decollata. I rapporti commerciali con Huawei, inoltre, a maggio avevano subito un’interruzione in seguito all’ordine esecutivo di Donald Trump, che vieta alle aziende statunitensi di vendere alle cinesi, ma la sospensione temporanea del divieto voluta dal Dipartimento del Commercio ha permesso di riavviarli.

 

L’impatto sui conti del terzo quarter dell’anno fiscale 2019, corrispondente ai mesi di aprile, maggio e giugno, però si è visto: nel trimestre l’azienda californiana ha fatturato 4,89 miliardi di dollari, risultato inferiore del 13% rispetto all’analogo periodo del 2018 e inferiore anche alle stime degli analisti di FactSet (che pronosticavano 5,09 miliardi). 

 

In compenso gli 80 centesimi di dollaro di utile per azione hanno superato i 75 centesimi del consensus, ma questo non è bastato a sostenere il titolo, che in Borsa ha perso il 5% del valore nella contrattazione after-hours. La società di San Diego è però tutta proiettata al futuro, per due ragioni. Gli accordi legali patteggiati con Apple (un cliente di modem da destinare agli iPhone) riporteranno finalmente nelle casse di Qualcomm gli introiti da licenze che rivendicava da tempo. E i 4,7 miliardi di dollari di compensazioni per i pagamenti mancati negli anni saranno contabilizzati nei prossimi trimestri.

 

La seconda buona ragione per guardare con ottimismo al futuro è il 5G. Il lancio commerciale dei primi servizi di telefonia e traffico dati basati su questo standard è già cominciato (anche in Italia), ma gli smartphone abilitati al 5G attualmente in circolazione si limitano a pochi modelli di fascia alta. Inoltre un allargamento delle opportunità commerciali per chi produce componenti 5G sarà garantito da ambiti diversi dal mobile: indossabili, dispositivi di domotica, installazioni di smart city, automobili connesse. 

 

Ci vorrà tempo per far maturare tutto il potenziale del 5G, ma Qualcomm sottolinea come a un anno dal debutto commerciale questa tecnologia abbia preso piede meglio della precedente: in dodici mesi dal debutto del 4G, solo quattro operatori di telecomunicazione e tre produttori di smartphone avevano già proposto servizi e dispositivi abilitati, mentre il 5G è attualmente supportato da oltre venti carriere e oltre venti Oem.  Qualcomm include nella propria offerta sia soluzioni operanti nelle frequenze sub6 GHz sia a onde millimetriche. 

Siamo attualmente l’unica azienda che può offrire una soluzione end-to-end completa, dal modem all’antenna”, ha sottolineato il Ceo, Steve Mollenkopf. “Prevediamo che nel primo trimestre del calendario 2020 raggiungeremo il punto di flessione a partire dal quale i nostri risultati finanziari cominceranno a mostrare i benefici degli sforzi fatti negli anni per portare il 5G nel mercato in tutto il mondo”.


A peggiorare l’umore di Qualcomm ha pensato, qualche giorno fa, la multa da 242 milioni di euro dell’antitrust europeo: a detta della commissione guidata da Margrethe Vestager, l’azienda ha abusato della propria posizione dominante nel mercato dei chip, vendendo a prezzi stracciati ai clienti Huawei e Zte per ostacolare la concorrente Icera.