È scaduto alle sei del mattino italiane l’ultimatum di Qualcomm per l’accordo di acquisizione con Nxp Semiconductors, nell’assoluto silenzio da parte delle autorità cinesi incaricate di esprimersi sulla sua fattibilità. Nonostante le indiscrezioni del mese scorso, per le quali l’antitrust cinese aveva ormai dato il via libera all’operazione, è così sfumato ufficialmente un accordo da 44 miliardi di dollari, che avrebbe permesso alla compagnia di San Diego di ampliare la propria offerta grazie al portfolio dell’azienda olandese, player di maggioranza nella vendita di processori per il settore automobilistico. Ora Qualcomm dovrà versare a Npx una quota di due miliardi per la mancata realizzazione dell’affare. Per rassicurare i suoi investitori, mercoledì il chipmaker aveva annunciato un piano di buyback per un valore di 30 miliardi di dollari, da attuare nella circostanza in cui l’accordo non fosse andato in porto.

La vicenda Qualcomm-Nxp era iniziata più di un anno fa: la società di San Diego aveva manifestato il suo interesse nell’acquisizione della rivale olandese negli ultimi mesi del 2016, ma da allora aveva dovuto far fronte a cambiamenti economico-politici che hanno reso di fatto sempre più difficile ottenere il via libera cinese. “Ovviamente siamo rimasti intrappolati in qualcosa che era sopra di noi”, è stato il commento del Ceo, Steve Mollenkopf. Qualcomm necessitava dell’approvazione da parte dei regolatori cinesi, gli ultimi dei nove consultati, in rappresentanza del Paese in cui Npx aveva registrato i due terzi dei ricavi dello scorso anno. Ma sembra essere rimasta incastrata nella lotta commerciale tra Washington e Pechino.

La reazione dei mercati è stata immediata, con Npx che ha perso il 4%, toccando il valore di 94,5 dollari per azione. Per il momento invece Qualcomm non sembra accusare troppo il colpo, grazie anche alla pubblicazione dei risultati trimestrali relativi al terzo trimestre dell’anno fiscale 2018. La società ha registrato ricavi per 5,6 miliardi di dollari, in aumento del 4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con un incremento degli utili netti del 41%. Per quanto riguarda i risultati non-Gaap, l’incremento del 6% dei ricavi è anche da ricondursi a “un accordo interinale con l’altro licenziatario in controversia per royalties dovute dopo il secondo trimestre del 2017 fiscale, mentre le negoziazioni continuano”.

 

 

Non è ancora finita infatti la battaglia legale su bretetti e royalties tra Qualcomm e Apple, che sembrerebbe aver comunicato l’intenzione di abbandonare i chip prodotti dall’azienda di San Diego per i melafonini del 2018. A dichiarare che “Apple intende utilizzare esclusivamente i modem dei concorrenti”, con ovvio riferimento a Intel, è stato il Cfo dell’azienda di San Diego, George Davis, il quale ha escluso eventuali guadagni provenienti dalla società di Cupertino nelle proiezioni per il futuro.