Niente divisione per Qualcomm. Il board della società ha votato contro l’ipotesi di spin-off tra il ramo aziendale che si occupa dei brevetti e quello di produzione diretta di dispositivi a semiconduttore. Il colosso statunitense dei chip ha messo così a tacere una volta per tutte le speculazioni che si rincorrevano da tempo su questa ipotesi. “L’attuale struttura amministrativa e finanziaria consentirà a Qualcomm di mantenere la propria leadership tecnologica e di prodotto”, si legge nel comunicato stampa ufficiale dell’azienda, la quale ha però ammesso che l’eventuale piano di scissione in due realtà distinte è stato valutato a lungo, ma alla fine rigettato “I benefici strategici e le sinergie del nostro modello non sono replicabili tramite strutture alternative”, ha aggiunto il Ceo del gruppo, Steve Mollenkopf. “Crediamo quindi che la nostra struttura attuale rappresenti il modo migliore per realizzare appieno la nostra strategia”.

Le voci di corridoio su un possibile spin-off si erano intensificate la scorsa estate, quando Qualcomm, nel pieno di un periodo decisamente travagliato, aveva annunciato un piano di riorganizzazione strategica, che ha portato al taglio del 15% della forza lavoro globale. Una decisione caldeggiata soprattutto dai principali investitori attivisti, come l’hedge fund Jana Partners. Eppure, dopo quello sforzo pagato soprattutto da una buona parte di dipendenti, le dinamiche di mercato sembrano ora premiare la scelta del gruppo.

Il rigetto della scissione è stato infatti sostenuto dalla previsione di risultati trimestrali superiori alla guidance. Come anticipato anche dal board societario ai margini della riunione odierna, Qualcomm si aspetta un primo trimestre dell’anno fiscale 2016 positivo, grazie soprattutto a una dinamica delle consegne in ripresa, ai prezzi medi di vendita dei dispositivi mobili 3G e 4G e all’effetto dei tagli ai costi voluti con la riorganizzazione estiva.

L’azienda si aspetta ora un utile per azione che dovrebbe porsi nella parte alta della forchetta, o addirittura sopra le attese, attestandosi secondo gli analisti di Thomson Reuters sugli 87 centesimi di dollaro per azione. Le previsioni di novembre della società indicavano un Eps compreso invece tra gli 80 e i 90 centesimi.