A quasi un anno di distanza dall’annuncio, Qualcomm ha iniziato a rendere pubblica la propria strategia per il mercato dei processori per server. L’azienda statunitense ha presentato ieri il suo primo system-on-chip (SoC) con Cpu 64 bit a 24 core, realizzato affidandosi alla tecnologia a basso consumo energetico Arm, molto diffusa tra i dispositivi mobili. Il chip è già stato consegnato in versione pre-produzione a diversi clienti per condurre test sul campo e il prodotto finale sarà dotato di un numero di core ancora maggiore. Anche se l’elenco dei primi partner non è stato rivelato, si sa invece qualcosa di più (non molto) sui dati tecnici di questo nuovo circuito integrato. Il set di istruzioni del processore è l’Armv8-A e il design dei core implementati è completamente differente rispetto a quello delle Cpu Snapdragon per sistemi mobili. Il system-on-chip è stato realizzato utilizzando gate FinFet, sebbene Qualcomm durante la presentazione (avvenuta a San Francisco) non abbia rivelato le loro dimensioni esatte.

“È una Cpu di classe server”, ha dichiarato a The Register Anand Chandrasekher, senior vice presidente di Qualcomm. “Mi spiace deludervi, ma rivelare altre caratteristiche in questo momento significherebbe avvantaggiare la concorrenza. Per adesso vorremmo mantenere i nostri segreti al sicuro”. Se le specifiche note sono al momento limitate, così come la disponibilità sul mercato del SoC, è certa la destinazione d’uso del nuovo system-on-chip. L’obiettivo di Qualcomm è potenziare i data center cloud, in modo da realizzare server a basso consumo energetico, ma abbastanza potenti da lavorare in modalità as-a-Service, oppure come elaboratori dei Big Data.

Senza dimenticare il machine learning. Grazie alla loro capacità di offrire una potenza di calcolo ad alta densità, oltre che a basso costo energetico, i server basati su chip Arm potranno diventare i compagni ideali per l’elaborazione parallela di carichi di lavoro di medio-bassa intensità. Durante la presentazione, Qualcomm ha mostrato un prototipo di server basato su Arm, con Linux come sistema operativo e un hypervisor Kvm (Kernel-based Virtual Machine), durante lo streaming di un video in Hd su un Pc. Il chip stava eseguendo la piattaforma Lamp, software open source per lo sviluppo di applicazioni e siti Web dinamici che prende il nome dalle iniziali dei suoi componenti: Linux, Apache server, MySql e Php.

 

 

L’idea di Qualcomm non è nuova. I concorrenti nella corsa alla realizzazione di server basati su chip Arm sono numerosi e tutti cercano di strappare lo scettro all’attuale dominatore del mercato, l’architettura x86 di Intel. Tra i nomi principali, arrivati in anticipo rispetto alla compagnia statunitense, vanno citati Amd, Broadcom, Texas Instruments e Marvell, che già dal 2013 rifornisce i data center del motore di ricerca cinese Baidu. Il vantaggio di Qualcomm è la sua esperienza nel settore mobile e nella realizzazione di chip a basso consumo energetico.

La torta è consistente. Secondo la stessa azienda, tra cinque anni il mercato varrà circa 15 miliardi di dollari, con una domanda trainata dall’esplosione dei dati e degli analytics che i colossi dell’It dovranno riuscire a gestire. E Qualcomm non ha paura di rimanere indietro. La tecnologia Arm per i server è ancora in una fase iniziale e, per farla esplodere veramente, sarà necessario sviluppare prima un ecosistema software comune.

Solo così Arm potrà pensare di sfidare Intel, offrendo in più anche un modello di licenze multivendor. Ma non è detto che tutti i giganti dell’It potranno un giorno affidarsi a questa architettura. Per realtà come Google e Facebook, abituate a progettare le configurazioni dei server e a scrivere il proprio software, sarà più facile adattarsi alla tecnologia emergente. Altre aziende, impegnate ad esempio anche nella fornitura di servizi cloud (Amazon Web Services, Microsoft con Azure e così via), ospitano carichi di lavoro con software scritto appositamente per server x86. In questo caso, la transizione sarà sicuramente più difficile.